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INIZIAMO A PENSARE DIVERSAMENTE

INIZIAMO A PENSARE DIVERSAMENTE

“Il nostro modo di vivere non sarebbe più stato quello di prima”. E’ la frase che ci siamo sentiti ripetere ogni giorno da marzo a questa parte, una frase che mi ha fatto riflettere non poco.

Il Covid è entrato nella nostra vita condizionandola decisamente. A fatto sì che facciamo fatica a parlare di progetti e di attività a medio termine. A causa del Covid 19 parlare delle nostre idee per il futuro sembra quasi inutile!

Eppure, il modo di considerare questo tempo incerto, pieno di “lockdown”, non  è secondario e decide della qualità della nostra vita. E di quella degli altri!.

Il questo articolo voglio raccontare la mia esperienza di servizio in tempo di pandemia.

La carità ci unisce!

Le esperienze che ho vissuto in queste mesi autunnali le considero molto preziose perché mi hanno aperto gli occhi sulla realtà. Ogni lunedì, come facevo anche lo scorso anno pastorale, mi sono recato presso la comunità di San Egidio come volontario. Lì ho incontrato molta gente proveniente da diversi Paesi del mondo. Questo posto mi piace molto perché posso conoscere persone provenienti da “mondi” diversi. Ci sono le persone che stanno lavorando, ci sono quelli che sono già in pensione, sono presenti italiani e, insieme molti stranieri. Questi provengono dai Paesi dei diversi continenti del mondo. Davvero la carità ci unisce! La carità ci fa superare la domanda sulla religione dell’altro (cristiano, musulmano…), non si ferma nemmeno alla professione dell’altro che incontro (medico, insegnante, operaio, sacerdote, studente) e non esclude chi non professa un credo religioso.

Da quando ho iniziato a partecipare alla vita della comunità di San Egidio ho davvero imparato molte cose. Innanzitutto ho conosciuto le persone che vivono per strada. Non sappiamo esattamente quanti siano, però da quanto ho potuto vedere e costatare posso dire che sono davvero numerosi. Come cristiani, non possiamo chiudere gli occhi davanti a questa realtà!

Come volontari, ogni lunedì prepariamo delle buste con il cibo (pane, salumi, pasta, frutta, acqua…), buste che poi distribuiremo alle persone presso la stazione ferroviaria di Parma. Terminata la preparazione del cibo e prima di recarci presso la stazione ci riuniamo in preghiera per una buona mezz’ora. La comunità di San Egidio desidera fortemente che la carità sia espressione della preghiera e dell’incontro col Signore. Allo stesso tempo la comunità rispetta le persone che non sono cristiane e preferiscono non pregare con noi.

Terminata la preghiera, insieme ci rechiamo presso la stazione. Arrivati sul posto è come se si formasse una famiglia allargata con tutti coloro che ci attendono. Prima del Covid 19 svolgevamo alcuni servizi differenziati in stazione: alcuni distribuivano il cibo, altri erano incaricati del vestiario mentre alcuni volontari offrivano un bicchiere di tè caldo e qualche dolce fermandosi a chiacchiere con le persone.

L’arrivo del Corona virus tra noi non ci ha bloccato ma ci ha invitato a riflettere e a cambiare il nostro modo di servizio. Pur non potendo continuare con tutte le attività che svolgevamo prima, ci siamo detti che non potevamo “abbandonare” le persone povere con cui avevamo costruito relazioni di amicizia. E’ vero, non potevamo continuare come prima (non possiamo più fare il servizio tè o avere contatti stretti come prima) ma con le dovute precauzioni (mascherina, distanziamento etc.)  abbiamo voluto continuare il nostro servizio e l’incontro fraterno con molte persone povere della città. Proprio loro, i poveri – che aumentano di giorno in giorno -, sono infatti le persone maggiormente colpite dal Covid 19!


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Pubblicato
20 Novembre 2020
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