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FLORIBERT, SIMBOLO DI SPERANZA E DI IMPEGNO PER I GIOVANI CONGOLESI

FLORIBERT, SIMBOLO DI SPERANZA E DI IMPEGNO PER I GIOVANI CONGOLESI

« L’argent disparaîtra vite. Combien de personnes ici sont intéressées par ces produits, qui va les rencontrer ? » « Est-ce ce que je vois pour le Christ maintenant ? Voilà pourquoi je ne puis accepter. Je dois mourir pour accepter cet argent. » Floribert Bwana Chui

Sarà proclamato beato il servo di Dio Floribert Bwana Chui. A dare il via è il papa Francesco ieri 25 novembre 2024. Che notizia! In questo breve scritto vorrei prima di tutto dare il contesto nel quale il giovane Floribert è stato ucciso. In seguito, vorrei esprimere i miei sentimenti sia di fronte alle cause della sua uccisione, sia di fronte alla situazione in cui il Congo si trova oggi e concluderò con un messaggio di speranza con la storia raccontatami da un amico di Kinshasa.

  1. FLORIBERT SARA PROCLAMATO BEATO

Il giovane Floribert è originario di Goma nell’Est della R.D. Congo. La città di Goma fa riferimento non solo alla Speranza di tante persone che lottano ogni giorno, ai giovani che rischiano la loro vita per stare in piedi dicendo NO a tante forme di corruzione. Floribert ha detto no al gancio che gli era teso. Ha detto no alla complicità omicida. Ha detto no all’idea di  rinnegare la propria appartenenza a Cristo.  

Il giovane Floribert lavorava a Goma con il compito di controllare gli alimenti che entravano in Congo attraversando la dogana tra Congo e Rwanda. Si imbatté in una quantità smisurata di alimenti scaduti e tossici pronti ad essere spacciati su vari mercati di Goma.  I commercianti di questi alimenti volevano che le loro merce entrassero in Congo corrompendo il responsabile – che era Floribert Bwana Chui – che oppose un NO categorico all’idea di essere complice del terrorismo alimentare. In effetti il suo SI alla corruzione avrebbe avuto delle conseguenze molteplici alle persone che avrebbero consumato questi viveri. Decise, dunque, di bruciare tutti gli alimenti. Questa decisione ebbe una conseguenza: il suo sequestro, tortura e, quindi, morte. Il sito del vatican News dipinge così il ritratto del servo di Dio:

Floribert Bwana Chui Bin Kositi, ucciso in odium fidei l’8 giugno 2007 a Goma. Vi era nato il 13 giugno 1981 in una famiglia benestante che gli permise di studiare nelle migliori scuole. Attivamente partecipe alle attività parrocchiali, divenne un punto di riferimento per gli studenti cattolici dell’ateneo di Goma, dove si fece apprezzare anche dai docenti e dalle autorità ecclesiali per l’impegno sociale. Proprio nell’ambiente universitario incontrò la Comunità di Sant’Egidio divenendone uno dei leader locali e riuscendo a coinvolgere altri coetanei nel servizio ai più poveri in anni turbolenti per la città di confine, nella quale erano giunti molti profughi a seguito del genocidio rwandese del 1994. Laureatosi in giurisprudenza, si impegnò in politica. E dopo uno stage nella capitale Kinshasa, iniziò a lavorare alla dogana di Goma come commissario “alle Avarie”, incaricato del controllo delle derrate alimentari che entravano nel Paese. Opponendosi ai tentativi di corruzione, resistette alle pressioni subite per far passare alla frontiera carichi di riso avariato, per i quali dispose la distruzione. Per vendetta venne rapito da ignoti il 7 luglio 2007 e il suo cadavere, sottoposto a tortura e percosse, fu ritrovato due giorni dopo da un motociclista.

  1. LA PERSONA DI FLORIBERT CI INTERPELLA

Il mondo è pieno di tante luci ma anche di  corruzione. Sembra che per prosperare occorra fare guerre, distruggere, mentire, imbrogliare, corrompere, ec. In effetti tutti quei mali che vediamo nel mondo provengono dal cuore malato di una persona che riesce a coinvolgere/incontrare altri cuori malati e così incendiare con il fuoco del male.

La figura del giovane congolese di Goma, Floribert, si presenta come la medicina contro la malattia del cuore.

Questo giovane avrebbe detto di sì. Avrebbe accettato la corruzione come tanti altri e nessuno – tranne Dio – lo avrebbe rivelato. Avrebbe messo tra parentesi la sua appartenenza a Cristo accettando il male. Avrebbe fatto come tanti altri. Ma ha detto no. A 26 anni ha deciso di rimanere ancorato alle sue convinzioni cristiane acquisite in famiglia, nella comunità cristiana, nel gruppo Sant’Egidio di cui era membro.  Il martirio di Floribert ci deve interpellare seriamente in quanto cristiani. Davvero essere cristiani è una roba seria. Un giovane con un futuro promettente che decide di perdere tutto a nome della sua fede in Gesù Cristo. Un giovane che nega di rinnegare Gesù poiché chi perde la sua vita la guadagna, dice Gesù.

  1. FLORIBERT, SIMBOLO DI SPERANZA PER I GIOVANI CONGOLESI

Per molti giovani e non solo, Floribert sarà venerato come un simbolo che ha saputo dire NO a tutto ciò che non collima con il credo che professava. Per i giovani congolesi, Floribert diventa punto di riferimento,  motivo di speranza e di determinazione nella lotta contro ogni forma di corruzione. Ha avuto paura, ma non ha rinunciato con facilità – come vediamo spesso – a quei valori/principi da lui abbracciati.

La celebrazione della beatificazione a Goma – mi auguro che avvenga lì – sarà vissuta come un abbraccio che dà calore, che incoraggia, che rafforza la convinzione/lotta di molti congolesi che – giorno dopo giorno – dicono No agli antivalori, alla dittatura del male. Questa celebrazione a GOMA sarà come un Grido che dice: la morte fisica non è la fine, non ha l’ultima parola. Non mollare, continua ad andare controcorrente. Non temere quelli che possono uccidere solo il corpo ma temi il Signore. Che tu sia nel campo politico, religioso, sociale: guarda in alto. Prendi come modelli i beati congolesi Anuarite, Bakanja, Albert, Vittorio, Luigi, Giovanni e servo di Dio  Munzihirwa e molti altri che, nel silenzio, hanno versato il loro sangue.

Molti giovani sono uccisi in Congo per svariati motivi: politici, religiosi, tribale, ec. Ma tutti hanno un punto in comune: No al tradire ciò in cui si crede e cioè a se stessi, ai fratelli e quindi a Dio. Che i giovani africani guardino con fierezza e impegno/determinazione al nostro contemporaneo Floribert.

Per quanto riguarda il prossimo beato, Marie José Muando Buabualo, che rende ufficiale la  notizia della sua beatificazione dice: "Nell'esecuzione della sua missione, Floribert Bwana si confronta con il problema morale dell'autore che è entrato nel Congo Kinshasa con il cibo disponibile. provenienti dal vicino Ruanda, e che non avevano ottenuto le necessarie autorizzazioni per la commercializzazione e il consumo. Secondo le testimonianze, aggiunge, “Bwana Chui ha preferito morire rifiutandosi di contrabbandare cibo che avrebbe potuto avvelenare un gran numero di persone”. E il giornalista conclude: “Il rifiuto di 'vendere denaro' a causa di transazioni illecite è stata la causa della sua morte. Era considerato immorale lasciare che tonnellate di generi alimentari danneggiati e tossici passassero alla popolazione in cambio di queste migliaia di dollari. La disponibilità non è riuscita a distruggere i lotti perduti e a rifiutare tangenti. Ciò lo ha reso parte del costo di un rapimento seguito dal suo omicidio. Testimoni dicono che diceva spesso: “I soldi scompariranno rapidamente. Quante persone qui sono interessate a questi prodotti, chi li incontrerà? » «È questo quello che vedo adesso per Cristo? Per questo non posso accettare. Devo morire per accettare questi soldi."

Mentre raccontavo ad un amico della celebrazione di beatificazione a Goma in Congo,  l’amico  sussultò di gioia dicendo: “La storia di Floribert assomiglia alla mia storia personale. Una volta al posto di lavoro tentavano di fare passare dei materiali rovinati. Gli amici mi chiedevano di dare l’okay, ma rifiutai categoricamente. Mi licenziarono e persi così il lavoro con delle grandi conseguenze economiche in famiglia. Pur essendo stata una situazione dura, ero contento visto che non ho fatto del male alle persone. Sono convinto che questo mondo con le sue cose passerà; ciò che conta è vivere qui sulla terra pensando alla vita eterna.”

Questa esperienza mi connette a tantissime persone umiliate nel loro profondo perché   sono seguaci fedeli di Cristo.   Sì, nel mondo ci sono tanti testimoni. In Congo ci sono tanti testimoni della verità e dell’amore che hanno capito e vivono non senza fatica queste brillanti parole di Madeleine Delbrêl:  

“ Guai ame se non evangelizzo. Guai a me se evangelizzare non mi evangelizza”. Queste testimonianze possano suscitare il desiderio che le nostre vite diventino luogo di evangelizzazione.


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Pubblicato
04 Dicembre 2024
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