Una poesia romanesca
L’autore di questa poesia romanesca è medico “cardiopoeta”, come lui stesso si definisce, nella prefazione del libro “Li buffi de la Sanità” (CESI Edizioni, novembre 2013, pagine 70, 10 euro). Una situazione che tutti conosciamo bene, quella della Sanità. “Quantunque ce sarebbe da piagne”, chissà come, c’è spazio anche per un missionario del Bangladesh, che qui riportiamo, dietro segnalazione di un comune amico, p. Giuseppe Ibba, che ringraziamo.
Er “Catorcio”
Vojo sapé: perché questo malato
occupa un letto de Rianimazzione
si nu’ rientra ne l’indicazzione
der Protocollo che v’avemo dato?! 1
Vojo pe lunedì ‘na relazione!
Sur pesmèchere 2 e quanto c’è costato
riesumà sto catorcio incerotato 3
co mezzo còre e un quarto de pormone!
È costato parecchio - M’arincresce 4
ma sto catorcio è Padre Provvidenza,
un prete missionario in Bangradèsce 5.
Cià detto: “Si me fate respirà,
ritorno giù pe faje ‘n’antramenza;
ce so’ parecchi pupi 6 da sfamà”. -
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Quer pupo, smunto, che je butterà
pe gratitudine le braccia ar collo
Vale da solo tutto er… Protocollo
1 Il ricovero è “inappropriato” se non rientra nelle indicazioni del Protocollo (si chiamano Linee Guida). Il sonetto (con la coda) è dedicato ai colleghi (ce ne sono ancora) che fanno spesso “uno strappo alla regola” per curare malati che… non dovrebbero morire mai.
2 Il funzionario amministrativo contesta la spesa per un costoso pacemaker (romanizzato, pesmèchere), impiantato per far funzionare meglio il cuore di un paziente con aspettativa di vita ridotta.
3 Macchina vecchia. In questo caso, un malato con molte patologie, pieno di… cerotti.
4 Mi dispiace… per voi, in senso ironico.
5 Bangladesh, una delle regioni più povere del mondo.
6 Bambini.






