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I primi a fare colazione siamo noi: Antonella e Livio. Siamo moglie e marito, viviamo a Casine di Paterno, vicino ad Agugliano, in una ex casa colonica in campagna.

A casa nostra c’è un movimento missionario di persone e sentimenti. In questo periodo siamo in sette a dormire sotto lo stesso tetto.

Con la porta di casa aperta

Siamo una famiglia con la porta di casa aperta, che ha deciso di seguire quello che ha sentito come un’opportunità. Livio ed io abbiamo due figlie naturali e tanti figli che abbiamo incontrato ed accompagnato lungo la nostra vita. Ora con noi vivono tre ragazzi. Alexandra è una giovane peruviana di poco più di vent’anni; con lei abbiamo affrontato le complesse dinamiche tipiche di quella età.

Poi c’è Mohamed, profugo somalo di diciannove anni che, con la sua solare e positiva presenza, ci sta donando il coraggio e l’allegria che alcune volte vengono meno quando si devono affrontare tanti problemi quotidiani. Mohamed è musulmano e stare insieme richiede costanti confronti per poterci rispettare nelle diverse modalità di esprimere il nostro senso del divino. L’ultimo arrivato è Collins, di religione pentecostale. Determinato nella sua prassi, ma nello stesso tempo paziente con noi che non sempre comprendiamo il suo agire.

È una sfida difficile e anche dolorosa in certi momenti, che causa una piccola conversione del cuore e dello spirito.

Stare insieme diventa un’esigenza

A guidarci e ad aiutarci a superare le nostre resistenze naturali sono stati “gli uomini di Dio” (sacerdoti, missionari, religiosi...) che, con la loro testimonianza di vita, hanno dato una direzione a quello che già era il nostro desiderio. Mi riferisco a don Marco, giovane sacerdote della nostra diocesi, fra Enrico, frate cappuccino, ma anche i saveriani come p. Serge, p. Enzo, p. Benjamin e p. Alberto.

Le nostre figlie sono state certamente il motore di tutto; il loro incontro con i saveriani e con i giovani sacerdoti ci ha consentito di capire che non si può crescere umanamente e nella fede senza un confronto con l’altro.

Dopo alcuni anni possiamo dire che se all’inizio non è facile condividere la vita con il prossimo che non scegli ma che ti tende una mano per essere aiutato, dopo un po' diventa un’esigenza stare insieme. Infatti, sono proprio coloro che hai soccorso a diventare quelli che ti sostengono nei momenti duri della vita.

Aggiungi un posto a tavola…

La giornata ha ritmi scanditi dai pasti, dal lavoro e dalla preghiera. La colazione è un momento importante, per chi abita con noi e per chi non abita con noi, ma vuole condividere il momento iniziale della giornata insieme.

È bello iniziare così, in tanti, e condividere anche riflessioni sul vangelo quotidiano che ci accompagna per tutto il giorno. Poi ognuno al suo lavoro!

L’ora del pranzo oscilla tra le 13 e le 13,30, per aspettare tutti. C’è spesso qualche ospite inatteso, ma che è sempre il benvenuto.

Il pomeriggio vola via tra tanti impegni di ordinaria amministrazione e la sera ci ritroviamo tutti insieme, noi di casa e chi, occasionalmente, si unisce a noi nelle varie iniziative.

Per esempio, con p. Alberto ci ritroviamo un paio di volte al mese per la “lettura popolare della Bibbia”, che ci aiuta a comprendere meglio le Scritture e ad applicarle alla nostra vita quotidiana.

Per concludere mi viene da ringraziare tutti per la dedizione e il contributo speciale che danno alla nostra vita familiare.



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