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Un venerdì santo speciale! I ragazzi con M. Concetta Urbani

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Lo scorso venerdì santo alcuni ragazzi della parrocchia di Polverigi hanno incontrato Maria Concetta Urbani, mamma di Carlo Urbani, il dottore marchigiano morto di sars nel 2003 dopo aver riconosciuto e isolato questa malattia. Maria Concetta ha parlato di suo figlio, precisando una cosa: "Racconto tutto questo non perché l'ho vissuto come madre, ma perché l'ho letto nei foglietti in cui Carlo scriveva ciò che faceva; quindi non sono io a raccontare Carlo; è proprio lui che si racconta".

Bambino, casa e scuola

Carlo nasce nel 1956 a Castelplanio (AN), cittadina di tremila abitanti. Vive qui la sua vita, gioca per strada, porta amici a casa per le feste di compleanno, partecipa a tutto ciò che il paese può offrire. Nelle sue lettere ricorda le corse della domenica per assicurarsi la cotta, dato che tutti i ragazzini volevano servire Messa!

Crescendo si aprono nuovi orizzonti: dalla scuola media passa al liceo di Jesi e aumentano le amicizie. Carlo scrive della sua insegnante di filosofia: per lei era bello insegnare ai ragazzi a conoscersi; così li invitava di pomeriggio nella sua casa e li valutava per il loro confrontarsi con i compagni, per la loro forza nell'affrontare l'emozione di parlare di sé agli altri.

"Non mi dava retta!"

Carlo s'impegna in parrocchia, forma la corale, organizza attività per i ragazzi, li porta in vacanza e in campeggio. Maria Concetta ricorda: "Ripetevo a Carlo che era una responsabilità enorme occuparsi dei ragazzi; finché tutto va bene ti ringraziano, ma se succede qualcosa a qualcuno? Mio figlio non mi dava retta, non mi ascoltava, perché lui inseguiva i suoi sogni. E così mi faceva crescere, perché per me non è stato sempre facile accettare le sue scelte".

Addirittura Carlo aveva organizzato la vacanza dei disabili di Porto Potenza Picena a Castelplanio coinvolgendo l'intero paese! "Mio figlio sapeva cogliere quello che lo arricchiva, quello che gli permetteva di essere vicino agli altri e di riceverne serenità e gioia; coltivava i valori eterni dell'amicizia e dell'attenzione".

I saveriani e i libri preferiti

Carlo frequenta il liceo; in vacanza però si annoia. "Ad Angeli di Rosola - racconta Maria Concetta - un'insegnante mi dice che ci sono dei campi di lavoro organizzati dall'associazione Mani Tese. Torno a casa, lo propongo a Carlo e lui va al campo di lavoro. Lì incontra i saveriani. Di loro Carlo aveva portato con sé qualcosa di particolare: lo si trova scritto nella corrispondenza tra lui e i missionari".

Carlo fa parte dell'Unitalsi, diventa medico (come sognava fin da bambino) e si specializza in malattie infettive tropicali. Ma è stato un crescendo continuo, non un'azione improvvisa. Carlo leggeva molto, anche i libri di Tonino Bello. Questi sono un invito a crescere facendo un cammino che ha come obiettivo la pace; sono libri in cui c'è anche il tempo per afferrare i concetti.

Forse è stato tutto quello che leggeva a formarlo? In lui c'era qualcosa di particolare che lo portava a fare certe scelte, e in queste scelte è cresciuto. Carlo inizia a raccogliere per le missioni saveriane le medicine degli ambulatori medici.

Viaggi senza frontiere

Iniziano i suoi viaggi in Africa, dove porta anche la sua famiglia. Lo attira la bellezza del paesaggio, gli sguardi dei bambini, i colori degli abiti. "Era andato in Africa attirato forse dal mistero di questo continente, e poi ha scoperto la sua povertà e le sue malattie, fino a sentire il bisogno di realizzarsi stando vicino alla gente". Diventa "Medico senza frontiere", privo cioè della frontiera tra chi ha diritto alla salute e chi no.

Maria Concetta così termina: "È bello parlare di Carlo con voi ragazzi, perché voi volete realizzare i vostri sogni. Forse non sempre vi diamo modo di parlarne, ma ci sono tante occasioni in cui potete esprimervi, basta che vi guardiate attorno!".



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