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Un grande fratello e amico: Mons. Gianni Gazza, vescovo in Amazzonia

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Lo conobbi a Castel Sidoli, in un vecchio castello del piacentino, dove noi studenti Saveriani eravamo sfollati a causa della guerra. Patimmo tanto freddo e tanta fame, ma crebbe a dismisura l'amicizia tra noi. Lė, in guardaroba, c'era anche la mamma di Gianni, che aveva gi perduto il marito e il primo figlio, aviatore in guerra. "Ora - ripeteva continuamente - mi resta solo el me Giančn". Ma il suo Gianni l'avrebbe lasciata per il lontano Brasile, dove sarebbe diventato il primo vescovo di Abaetetuba, una regione sperduta dell'amazzonia.

Voglio ricordare solo tre incontri particolari con Gianni, da vescovo.

Al suo primo ritorno in Italia dall'Amazzonia, si trovava in un mare di necessitā e mi chiese di accompagnarlo fino ad Essen, al nord della Germania, per chiedere aiuto all'organizzazione "Adveniat".

Partimmo da Parma con l'unico mezzo che ebbi a disposizione: una Fiat 500, che faceva fumo ogni volta che tentavo di superare i 70. Fu un viaggio magnifico, durante il quale mi confidò i suoi progetti, le sue speranze, le enormi difficoltā, le lunghe distanze, i fiumi, la mancanza di strade, i faticosi viaggi in barca e in jeep; perfino una caduta dall'aereo, quando si salvō andando a sbattere contro un enorme termitaio. Il vescovo di Essen rimase commosso nel vederci arrivare da tanto lontano con una macchina cosė scalcinata.

Il secondo incontro che voglio ricordare quello ad Abaetetuba. Dom Gianni, giā superiore generale dei Saveriani e vescovo emerito di Aversa, con un infarto e un'operazione di tumore dietro a sé, accettò l'invito di tornare alla sua "terra amata" per la grande festa dell'Immacolata. Tutti ricordavano quel vescovo tanto buono e cosė signorile. Predicò la novena dell'Immacolata; ma poi volle fermarsi per alcuni mesi, provando a vedere se ce la faceva a resistere, nonostante la sua salute precaria. Passammo serate indimenticabili, nelle quali si interessava di tutto: della gente, del lavoro, degli stenti e sofferenze, della catechesi, della scuola.

Ci lasciò pensando di poter tornare presto. Ma giunto in Italia si aggravò. Fu operato di nuovo. Passava continuamente dall'Istituto alla Casa di Cura.

E' là che lo incontrai al mio rientro in Italia per un periodo di riposo. Lo rivedevo quasi ogni giorno; a volte temevo di incomodare, ma era lui che mi chiamava e invariabilmente mi chiedeva notizie del Brasile, in particolare della sua amata Abaetetuba.

L'ultima volta che l'ho visto non avevo il coraggio di dirgli che stavo per ripartire e che certamente non ci saremmo rivisti più.

Ma lui mi disse: "Arrivederci, lassù! Vedi, io solo questo posso fare oggi, offrire le mie sofferenze per voi, per i missionari, per la mia gente. Vi sono vicino, unito più che mai. Dica a tutti là ad Abaetetuba che li porto nel cuore. Il Signore ci benedica".

Ci lasciammo, lui sereno, io piangendo.

  • p. Nicola Masi sx -Abaetetuba


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