Un dono per un mondo rinnovato
Il 9 maggio 2024, nella festa dell’Ascensione, Papa Francesco ha annunciato e indetto per il 2025 la celebrazione di un Anno Santo, un giubileo. Questo evento, che la Chiesa celebra ogni 25 anni ed è entrato nella tradizione, è iniziato nel 1300 con il primo giubileo indetto dal Papa Bonifacio VIII.
Le origini del giubileo sono però molto più antiche e affondano le loro radici nella tradizione biblica del popolo di Israele. Nel libro del Levitico, uno dei 5 libri della Legge di Mosè, al capitolo 25 dal versetto 8 al 12 leggiamo queste parole: “Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai echeggiare il suono del corno; nel giorno dell’espiazione farete echeggiare il corno per tutta la terra. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è un giubileo: esso sarà per voi santo…”.
Perché un Anno Santo? E quale era la sua caratteristica e particolarità? Ce lo rivela lo stesso testo biblico: “Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti…” (Lev 25, 23). Sono parole che rimandano a riflessioni più profonde e alla conseguente scelta di adeguati stili di vita. L’uomo e la donna, che nell’ordine della creazione Dio ha posto al centro delle belle cose da lui create, sono invitati a riconoscere di non essere i proprietari del mondo e delle sue ricchezze, ma piuttosto sono chiamati ed usarle con sapienza e per il bene di tutti. È come se il Signore ci dicesse: “Ricorda bene che ho fatto la terra per tutti, perché tutti ci possano vivere e prosperare, vivendo insieme nella fraternità”.
In effetti, è quando l’uomo si crede onnipotente, dimenticando il senso del limite, che spesso combina grandi pasticci che portano dolore e sofferenza all’umanità intera. A questo riguardo è davvero molto sapiente l’autore del salmo 90 quando ci invita a pregare con queste parole: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio” (v. 12).
Di fronte alla situazione del mondo di oggi, papa Francesco apre alla speranza. “La speranza non delude” sono le parole con cui inizia la bolla, cioè il documento papale di indizione del giubileo e che le danno anche il titolo. Con queste parole, tratte dalla lettera di san Paolo alla Chiesa di Roma, il Papa invita la comunità dei credenti, ma anche tutta la famiglia umana a scelte precise, a porre, anzi “ad essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio”: i detenuti, gli ammalati, i giovani, i migranti, gli anziani, i poveri (n. 10-15). Senza dimenticare l’invito a operare per la pace nel mondo, all’interno di una visione della vita carica di entusiasmo (n. 8 e 9). Un ulteriore segno è il richiamo a condonare i debiti dei Paesi che mai potrebbero ripagarli (n. 16).
Gesù guida il cammino del giubileo. All’inizio della sua missione, richiamando le parole del profeta Isaia, nel vangelo di Luca Gesù dice queste parole: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18-19)… L’anno di grazia del Signore è il giubileo!
Gesù concluderà dicendo: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (v. 21). Quindi è con Gesù Cristo, camminando con lui, nell’ascolto e alla luce della sua Parola e imitandone lo stile di vita, che il tempo in cui viviamo diventa “anno di grazia”, cioè un tempo in cui si manifesta l’amore gratuito di Dio per ogni persona, la sua tenerezza, la sua vicinanza, la sua compassione.
Sono diversi i segni che accompagnano il giubileo. Due sono particolarmente significativi: il pellegrinaggio e la porta santa. Il pellegrinaggio rinvia all’immagine della vita come cammino, personale e comunitario, sia come comunità di fede che umana. Da cristiani dovremmo sempre ricordare che, quando chiama, Gesù dice “seguimi” (cfr. Marco 2, 14 e 10, 21), cioè cammina con me, dietro a me perché sono io che apro la strada e sono io la guida per un cammino buono di vita in pienezza. Tutti chiamati ad essere pellegrini al seguito di Gesù.
Anche il segno della porta è molto significativo. Non si mette una porta in mezzo alla campagna o nel deserto perché una porta è un luogo di passaggio da un ambiente ad un altro, da una stanza ad un’altra. Quante porte attraversiamo ogni giorno senza accorgerci per uscire di casa, andare al lavoro o a scuola, entrare in un negozio o in casa di amici. Per fare tutto questo passiamo attraverso delle porte, entriamo in ambienti diversi.
Gesù, con le parole che troviamo nel Vangelo di Giovanni, ci fa capire che è lui la porta: “In verità io vi dico: io sono la porta delle pecore; io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10, 7.9). Così “passare per la porta santa” significa ripartire, cioè partire nuovamente da Gesù Cristo, passare attraverso di lui, ritrovare in lui un centro forte per la nostra esistenza e per le piccole e grandi scelte quotidiane.
La porta della nostra esistenza. All’immagine di Cristo come vera porta santa corrisponde l’immagine della nostra vita come la casa, alla porta della quale il Signore si presenta così: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3, 20). Alla porta e alla speranza che il Signore offre all’umanità intera, è chiamato a rispondere ciascuno di noi aprendo la porta della sua esistenza al Signore che passa e che in tanti modi, secondo la fantasia e la creatività dello Spirito, si fa presente alla nostra vita e bussa… bussa e attende che la porta si apra. L’occasione ci viene offerta, ma la chiave e la maniglia per aprire sono nelle mani di ciascuno di noi.
Così Scriveva Sant’Agostino: “Timeo Dominum transeuntem” cioè “ho paura di non accorgermi del Signore che passa” e visita la mia vita e la mia storia, e quindi di lasciarlo andare senza accoglierlo! L’Anno Santo che ci viene offerto in dono è questa possibilità sempre nuova di accogliere il Signore che visita la nostra vita e quella dell’umanità per ricondurla al cuore di Dio e al suo sogno di fare del mondo la sua famiglia. Sia questo anno santo che si apre un cammino di benedizione per tutti.







