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Quest’estate sono stato, dopo dieci anni, di nuovo nella mia amata Sierra Leone. Ho rivisto tanti volti e luoghi del mio apostolato missionario, ma soprattutto ho rivissuto certi momenti dei miei anni di lavoro in quell’angolo d’Africa. Tra le cose che porto sempre nel cuore è il ricordo dei primi Natali, quando eravamo “novellini”, si leggevano le cose con semplicità di cuore e venivano registrate nella memoria con una certa incisività e fedeltà.

Vi ricordo alcune impressioni che mi sono rimaste e che caratterizzano lo spirito del Natale sierraleonese.

Una festa sentita da tutti

Quasi tutto il mondo celebra il Natale, ma ogni paese lo fa a modo proprio, a seconda delle modalità di chi lo ha introdotto. La Sierra Leone lo festeggia con caratteristiche che vengono da secoli lontani. All’inizio del 17° secolo, per primi, gesuiti portoghesi lo introdussero in quelle terre (era prevalentemente liturgico), fino alle forme più recenti (più popolari) avviate dal personale coloniale britannico, a partire dalla fine del 18° secolo.

Sono tradizioni veramente antiche che, nonostante una notevole presenza musulmana, si sono conservate ancora vive fino a oggi. Come tutti noi europei, il canto dei Carols (delle pastorali), che si cantano di casa in casa, serve a ricreare quel clima inconfondibile. Per non parlare delle luminarie, che poi magari durano tutto l’anno e segnalano i punti commerciali più competitivi.

È però straordinario che tutti i gruppi etnici e religiosi celebrino il Natale e, per l’occasione, facciano festa per due giorni, come noi in Europa. È una festa del calendario nazionale, sentita da tutti, anche dai musulmani. Il corano, infatti, nella sura di Miriam al n. 19, descrive la nascita di Gesù sotto una palma.

Ricevere un dono, ma quale?

Il Natale africano della Sierra Leone consiste anche nel “fare o ricevere un dono”.

Se incontri uno per strada, se visiti una famiglia, se ti rechi in chiesa o in un luogo di raduno, come la piazza o il mercato, senti sempre la stessa domanda: “Dov’è il mio dono di Natale?”.

Per i sierraleonesi il Natale è un dono, che si fa o che si riceve. Qualche volta, si spera che sia proprio il Signore a essere donato e non un oggetto qualsiasi, anche se prezioso. Ma bisogna crederci, per quella gente che lo celebra in Africa con tanta festa ed esultanza comunitaria. Un giorno o l’altro arriverà anche il Signore del nostro Natale cristiano!



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