Storie di trasformazioni
Nella mia vita missionaria in Brasile, ho avuto la gioia di assistere a situazioni che sempre mi portano pensieri positivi, di speranza, quasi di stupore. Non sono miracoli, ma episodi e trasformazioni che io ho visto e per questo racconto.
Un uomo si avvicina e mi abbraccia. Con il volto sereno e la gioia negli occhi mi dice: “Ti ricordi di me, p. Gabriele? Sono quell’uomo che per 15 anni ho sofferto per l’alcolismo. E venivo a piangere i miei guai e le mie crisi. Voi missionari mi ascoltavate, infondendomi coraggio e speranza. Con voi ho ritrovato la dignità e la voglia di servire Dio. Curato e liberato dall’alcool, per alcuni anni sono stato coordinatore della comunità San Francesco Xavier. Adesso sono coordinatore di un gruppo che aiuta le persone ad uscire dall’alcolismo”. Guardandolo bene, mi sono ricordato. E ho cominciato a pensare come le cose cambino e le persone migliorino. Ciò che l’alcolismo aveva distrutto, la gioia del Vangelo ha fatto risorgere.
Anni fa, in una città dove ho lavorato per 5 anni, una signora cattolica chiede di parlare con me. Mi racconta i suoi dubbi, le crisi di fede, depressioni, stanchezze e lacrime. Io la ascolto e poi la invito a usare le nuove comunicazioni per pregare di più, per incontrare messaggi di fede, speranza e bontà. Le dico: “Ti manderò il podcast (l’audio) del Vangelo del giorno. Apri, ascolta, pensa e prega”. Dopo alcuni mesi, la rivedo e mi racconta che stava meglio, che aveva ripreso a vivere con più amore. La sua vita era cambiata, perché il suo cuore si era trasformato. Ascoltare l’audio del Vangelo del giorno le aveva fatto bene e con la preghiera aveva ridotto stanchezze e lacrime. Ho saputo che è diventata ministra dell’Eucaristia.
Un giovane della parrocchia, alla periferia di San Paolo, dopo l’Eucarestia, chiede di parlare un minuto con me. Mi dice che sta studiando e lavorando, proviene da una buona famiglia. Sembra che tutto vada bene. Mi accorgo, però, che non mostra felicità, ha un’inquietudine, come se cercasse qualcosa di più. E questa inquietudine lo confonde, lo preoccupa, gli crea quasi una noia di vivere. Non pensa al denaro, al matrimonio, alla carriera, ai divertimenti. Mi dice che ama pregare in silenzio e che, se potesse, passerebbe tutto il giorno davanti al Santissimo Sacramento. Ma non può farlo, studia e lavora.
Quando lo vedo la seconda volta, il desiderio di trasformare la sua vita in una missione si è fatto in lui ancora più forte. Una professione, semplicemente, non gli basta. Mi dice: “Se Dio mi chiamasse domani a lasciare la mia casa per consacrarmi a Lui, lo farei”. Gli dico che pregherò per lui, affinché la volontà di Dio si realizzi nella sua vita. Pochi mesi fa, mi ha scritto per comunicarmi che è entrato in una comunità di consacrati. Il carisma è servire la Chiesa nel silenzio della preghiera e dell’adorazione al Santissimo Sacramento.







