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Sabato 13 luglio, nella cappella dei saveriani di Ancona, è stata celebrata l’Eucarestia con la consegna del mandato missionario ai giovani che hanno concluso il cammino annuale “Mission Possible”. Erano presenti p. Dante Volpini e p. Alberto Panichella. È stato consegnato un piccolo vangelo da vivere “in prima persona” e da portare alle “genti”, e un “Tau”, segno visibile della carità di Cristo e della nostra fede. La serata si è conclusa con una cena condivisa. Ecco le prime testimonianze di quest’estate missionaria: Pietro, studente saveriano, e Lucia, marchigiana di Sanseverino. Graziano Maria Ranalli

Durante l’estate, noi studenti saveriani di Parma viviamo esperienze di animazione nei campi estivi in giro per l’Italia. A Fano, l’iniziativa va avanti da ben 38 anni ed è ormai una tradizione. Molti saveriani, ora in giro per il mondo, hanno avuto l’occasione di potervi partecipare, soprattutto durante il periodo del loro noviziato ad Ancona.

Quest’anno hanno partecipato una cinquantina di giovani da tutta la diocesi. Era un campo itinerante. Alloggiavamo presso una struttura nella collina di Fossombrone e ogni mattina salivamo sui pulmini per vivere l’avventura di giornata. Giunti nelle parrocchie che ci accoglievano, tutta la mattinata era dedicata alla raccolta dei generi alimentari a lunga conservazione, destinati alla Caritas parrocchiale. Il pomeriggio invece era dedicato alla formazione, curata dai saveriani.

La sera, i ragazzi animavano il paesino che ci accoglieva con una festa (canti, balli e giochi anche per i più piccoli). Una testimonianza missionaria trasmetteva lo spirito del campo a chi non aveva avuto la possibilità di partecipare.

Il tema scelto era “Solo con l’altro”, che può significare tre cose: solo con l’altro è possibile realizzare e vivere in pienezza la vita; per far questo bisogna conoscere a fondo se stessi, accettare i propri limiti, mettere a disposizione i propri doni e quindi stare bene con se stessi per vivere con l’altro; per raggiungere questa conoscenza bisogna mettersi soli con l’Altro (con la A maiuscola), perché solo Lui ci ama per quello che siamo realmente.

Ogni campo è un’avventura unica, perché uniche sono le persone che vi partecipano. Si tratta di un tempo speciale, in cui si sperimenta la gioia di camminare insieme, con persone mai viste prima. Molti giovani, nella condivisione finale, dicevano proprio questo: “Dopo solo una settimana, mi sembrava di stare insieme a persone che conoscevo da una vita…”.

Ma, come dicono bene gli organizzatori, “il campo inizia quando finisce”, cioè lo spirito del campo deve rimanere vivo nella quotidianità, per non vivere con superficialità le nostre giornate. Piuttosto, la gioia sperimentata in questi giorni ci aiuta a vedere con fiducia e speranza le nostre relazioni e il nostro futuro.



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