Il Papa indica l’urgenza di prendere provvedimenti per l’indispensabile transizione energetica, che abbiano tre caratteristiche: efficienti, vincolanti e monitorabili. In poche parole, è un invito a passare dalle dichiarazioni ufficiali ai fatti concreti e misurabili. Sarebbe il modo per ripristinare la credibilità della politica internazionale. A conferma della necessità di attuare questa proposta, cita la COP27, quella del 2022, in cui sembrava fosse stata data voce maggiormente ai paesi in via di sviluppo, che sono poco responsabili delle emissioni di CO2, ma che subiscono spesso in modo più drammatico gli effetti dei disastri provocati dal cambiamento climatico. Nella COP27 si era stabilito di costituire un fondo che potesse coprire le perdite e i danni subiti da questi Paesi e finanziare il loro progresso in modo sostenibile. Ma gli accordi hanno avuto un basso livello di attuazione, perché non c’è nessun sistema di controllo dell’operato di ciascuno stato. Purtroppo, oggi che la COP28 si è conclusa, possiamo dire che la proposta di papa Francesco è rimasta inascoltata.