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Di solito la giornata si apre con la rassegna stampa, compresi i giornali locali che spesso rivelano le storie più interessanti. A fine marzo mi sono imbattuto in una lunga “Lettera al direttore”, firmata da “Una giovane” che sceglie l’anonimato. Le sue parole però fanno tanto rumore.

“Sono stata educata dai miei genitori, ancorata ai vecchi valori di lealtà, onestà e trasparenza, capisaldi decaduti in questo mondo di persone che mettono in campo disonestà e ipocrisia… Ho assistito a un deperimento morale e sociale del paese in cui vivo e sono nata. Forse è la conseguenza di uno scenario mondiale, ma perché se mi sposto di pochi chilometri mi sento accolta, mentre nel mio paese mi sento di troppo?”.

Che bell’inizio di giornata! Scoppiettante e ottimista, no? Non si può discutere il sentimento di uno di noi, né si può sottovalutare, disprezzare o sminuire il disagio. C’è, serpeggia, emerge in modo chiaro e gli esempi che ci arrivano ogni giorno inducono a essere duri e impietosi.

Provoca dolore vedere smarriti certi valori importanti, soffocati dal loro contrario: dis-onestà, s-lealtà…

Non basta una stretta di mano, la sincerità è un optional, la doppia morale diventa un caposaldo. E ancor più brutto è verificare che tutto ciò si ritrova nel proprio quartiere o paese, nel proprio condominio, sul posto di lavoro, negli ambienti di svago e divertimento, senza limiti d’età.

Ma il bello deve ancora venire.

La giovane racconta delle belle esperienze vissute in oratorio e in parrocchia negli anni passati: i sabati pomeriggio impegnati in attività sempre nuove, le ore trascorse con il gruppo missionario, il catechismo della domenica, i campi scuola, il grest… Poi, arriva l’affondo.

“Purtroppo da qualche anno non riesco a percepire questa atmosfera di fratellanza e condivisione. Eppure è proprio ora che ne ho bisogno per affermarmi come persona adulta. Ho bisogno di un luogo in cui s’impara ancora ad amare il nostro prossimo, non a discriminarlo perché non è del nostro gruppo di amici. Un luogo dove far sentire la nostra voce, non dove ci si sente una ruota di scorta”.

Nei giorni successivi alla pubblicazione della lettera sono arrivate un paio di comprensibili reazioni di segno opposto. Nessun sacerdote, però, di quella comunità ha sentito il bisogno finora di prendere “carta e penna”. Ciò che più mi ha colpito sono due parole: fratellanza e condivisione. Come possono mancare in un ambiente che dovrebbe essere la fabbrica di questi valori?

Togliamoci le “fette di salame” dagli occhi.

Nemmeno questi sono luoghi privi di difetti: il chiacchiericcio tanto stigmatizzato anche da papa Francesco o il mettersi in mostra a ogni costo sono sempre esistiti, ma non possono e non devono mancare fraternità e umanità… In un periodo di fede “fai da te”, quali sono i valori che respirano i giovani?

Che patrimonio lasciamo loro, se anche i classici punti di riferimento (famiglia, scuola, parrocchia) “tradiscono”?

Mi auguro che il bene emerga sempre e di più, anche sui giornali. È una lotta contro i “mulini a vento”, ma per fortuna non priva di successi. Infatti, accanto alla lettera della “giovane”, una signora ringraziava l’addetto del centro per l’impiego per la serietà, gentilezza e professionalità con cui svolge il suo delicato lavoro con migliaia di disoccupati. Ce n’era bisogno.

Uno a uno e palla al centro, la partita riprende.



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