Saverio, pioniere d'Europa in Giappone
"Dulcis in fundo", Saverio trova il tesoro
C’è qualcosa di straordinario nella corrispondenza di affetto tra il Saverio e il popolo giapponese: un fascino reciproco, un’ammirazione felice, una gratitudine sottile. Per il Saverio è stata una “simpatia a prima vista”. Il missionario di Navarra ha sempre avuto un approccio d’amore per ogni popolo che ha incontrato, in mezzo al quale ha portato il vangelo di Cristo e la “vera fede” in Dio Creatore e Signore.
Ma qui c’è qualcosa di diverso, qualcosa di più. Con gli altri popoli era l’amore divino che lo spingeva ad annunciare, servire, amare.
In Giappone, insieme all’amore divino scatta anche una “sintonia culturale” che crea affiatamento, benessere, amicizia. Il Saverio sembra aver trovato quello che, peregrinando come un temerario in mezzo a rischi e pericoli - previsti e imprevisti - stava cercando.
Non un tesoro di valore commerciale, come cercavano tutti gli altri navigatori europei del tempo - portoghesi, spagnoli, olandesi, inglesi... Un tesoro spirituale e culturale, impronta luminosa del Creatore, che ha fatto le sue molteplici creature “a sua immagine e somiglianza”. Il tesoro l’ha trovato, finalmente, ai confini dell’Oriente estremo, ai “confini della terra”.
È proprio il caso di dire: “dulcis in fundo!”.
Qui Saverio si libera di quelle parvenze coloniali dell’India e delle Molucche, le parvenze del missionario culturalmente “superiore”. Diventa ospite e ammiratore rispettoso. È venuto per insegnare, ma ha voglia di imparare; ha tanto da dire, ma vuole anche ascoltare. E si verifica l’osmosi tipica del vero missionario cattolico. Siamo al massimo della missione: quando l’evangelizzatore scopre che, prima ancora del suo arrivo, un popolo porta “i segni” della presenza del Creatore. Il
Seminatore universale è già passato a seminare. Occorre fare attentamente l’innesto: del vangelo sul seme già nato.







