Saveriani nel mondo per proclamare che Cristo è morto e risorto per tutti
Stiamo vivendo, in questi giorni, i momenti più importanti del nostro cammino cristiano verso Dio: la Pasqua del Signore. Ogni anno, infatti, celebriamo, il mistero della passione-morte- risurrezione di Cristo. In questa celebrazione pasquale riviviamo, anzi attualizziamo ancora una volta, il mistero del nostro battesimo. Cristo patisce, muore e risorge in ciascuno di noi, quindi nella comunità della Chiesa, in questi particolari eventi pasquali.
Il nostro battesimo, poi, c'impegna di fronte al mondo ad essere testimoni di quest'evento pasquale. Vale a dire ad annunziarlo e a viverlo in modo da essere riconosciuti dagli altri uomini e donne che ancora non lo hanno accolto. C'impegna talmente tanto, che se non lo testimoniassimo, non ci potremmo nemmeno chiamare ad essere cristiani "veri". Avremmo soltanto il nome, senza il contenuto, come un'etichetta su una scatola vuota.
Ora, chi più del missionario è chiamato a fare questo? Noi missionari siamo in qualche modo dei professionisti di quest'annuncio e testimonianza. Siamo inviati, per speciale chiamata di Dio, a testimoniare agli uomini e alle donne, che ancora non lo conoscono, questo mistero della Pasqua fino agli estremi confini del mondo. Oggi, al tempo della globalizzazione, dove finisce il mondo? Oggi, forse perché il mondo non ha più confine, il nostro compito non finisce più. Allora non ci dobbiamo stancare di annunciare - sempre con gran gioia, quella che viene dal profondo del cuore - la Pasqua del Signore. Finché un popolo o una nazione non conoscerà il Cristo, non potremmo affermare che la nostra missione è compiuta.
Ecco un piccolo saggio di questa tensione missionaria, che ci fa presenti in ben quattro continenti - pur provenendo da vari Paesi - per annunciare il Signore morto e risorto. Con alcune foto qui pubblicate, vi diamo un piccolo esempio del nostro coinvolgimento per la missione. Di come noi siamo annunciatori della Pasqua al mondo intero.








