Quelle partenze… missionarie
Le ripartenze dei vari saveriani bergamaschi, alle quali la comunità di Alzano assiste tutti gli anni al termine del periodo di riposo, dopo tre anni in terra di missione, non hanno nulla di straordinario. Però, ogni ripartenza, soprattutto se gli anni sono un po’ in là, diventa sempre più carica di pensieri: su sé stessi e sulla propria salute, che, in modo insistente, inizia a mandare segnali non incoraggianti. Poi c'è il pensiero per il gruppo di familiari e amici che si assottiglia.
A questo proposito ricordo che, giovane studente di teologia in Congo insieme a p. Virginio Simoncelli, ho parlato di queste cose con una suora straordinaria (che ha perso tragicamente la vita in Burundi tanti anni dopo). Lei, con la sua squisita gentilezza, mi spiegava che le prime partenze sono belle, piene di entusiasmo, perché si sta realizzando un sogno e si vorrebbe correre. Si pensa e si sperano tante cose belle, entusiasmanti e si vola. Poi, gli anni passano e per i più forti anche i decenni. La missione ha dato i suoi bei frutti, ma ha anche messo a nudo i limiti. Talvolta, è la lingua locale mai imparata bene, o la difficoltà di far capire alla gente certi aspetti che ritenevi fondamentali; le spigolosità della vita comunitaria; le rotazioni ordinarie nelle varie comunità, che di fatto ti fanno ricominciare sempre da capo con persone che non farai mai in tempo a conoscere appieno... E poi le ripartenze, sempre con il sorriso sulle labbra, ma con una certa apprensione nel cuore per i genitori anziani, il fratello o la sorella che non stanno bene.
È a questo punto che poni domande e cerchi risposte. E a volte il silenzio è assordante. Se però abbiamo pazienza, le risposte riusciamo a trovarle dentro di noi, grazie a ciò che, insieme a Dio, abbiamo seminato nel cuore. Allora, possiamo sentire persone buone e significative che abbiamo incontrato, la voce di chi un giorno ci ha mandato in missione e che nel trambusto e nell'entusiasmo dei primi anni si era confusa con aspetti un po' vani. Questi momenti di profondo silenzio ci costringono a tendere l’orecchio per sentire quella voce che già avevamo sentito e conoscevamo, e che forse avevamo trascurato per le “tante faccende”. Ora, invece, questa voce è per noi, ci fa capire che il Signore è sempre vicino. Lui è padre, madre, e fratello, amico. Lui è la nostra passione. E questa passione finalmente ha un senso.
E si capiscono tanti aspetti, come ad esempio che accogliere non vuol dire riempire di cose l'altro, ma dargli la nostra attenzione, la nostra anima. Allora, le parole di Gesù di non prendere un bagaglio troppo grande, assumono un senso. E il bagaglio diventa uno zaino leggero, senza oggetti superflui. Finalmente, comprendiamo le parole che Gesù dice a Marta, sorella di Lazzaro: “Marta, Marta, tu ti agiti e ti affatichi per troppe cose, una sola è necessaria, Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta”.







