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Caro direttore, ho saputo del ritorno a Dio di p. Pietro Grappoli il 5 agosto 2008. Non so dove sia venuto meno: se nelle Mentawai o in Italia. Padre Grappoli lo porto sempre nel cuore: egli ha segnato la mia vita di giovane di 19 anni, entrato in crisi a seguito delle idee agnostiche del professore di filosofia.

Una sera mi presentai alla canonica di Arino di Dolo, dove p. Grappoli era ospite per un incontro missionario. Io gli obiettavo: Come si fa a credere nell'eternità di Dio, nella Trinità? E perché l'avventura umana è segnata dal male? Come può un Dio onnisciente e bontà infinita permettere questo?". E tante altre domande...

Egli mi diede una risposta che mi entrò come un chiodo in testa, e anche oggi la sento mia e vera. Mi rispose: "Prova a eliminare Cristo!". Da quella sera iniziò per me lo sforzo di ri-comprendere Dio, a partire da Gesù, Verbo di Dio, e dal suo vangelo.

Non sono più riuscito a sbarazzarmi di Cristo. Non solo: per grazia, Cristo l'ho sperimentato presente nella mia vita e nella vita di un'infinità di persone. Senza Cristo - il Cristo storico e il Cristo della vita - e soprattutto senza il Cristo vivente in me e nei credenti con un'infinità di segni e di grazie, io rimarrei con le spalle al muro, scettico e agnostico per forza maggiore.

don Doriano, Castellina Scalo (Siena).


Caro don Doriano,

il tuo messaggio mi è arrivato vari giorni prima della preghiera islamica davanti al duomo delle nostre piazze, e prima della campagna degli atei nostrani, confederati nell'Uaar - "Unione atei e agnostici razionalisti" -, disposti a pagare fior di quattrini pur di affiggere sui bus di Genova e altre città il loro vangelo: "La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno". Vogliono adeguarsi agli "standard europei" già esposti a Londra e Barcellona...

Il nostro p. Pietro Grappoli è morto all'ospedale di Padang, in Indonesia, dove era missionario dal 1961. È stato sepolto nel piccolo cimitero accanto alla casa dei saveriani. All'età di 82 anni il suo cuore ha ceduto. Ultimamente non riusciva più a comunicare per la totale sordità e cecità, conseguenze dell'incidente avuto a Sumatra nel 1992. Aveva scritto che l'incidente "era stata una grazia, non una disgrazia, per amare i poveri, i sofferenti, Gesù e Maria! Mi ha fatto capire che una sola cosa è necessaria, la preghiera. In silenzio e in preghiera sto accanto ai missionari che lavorano nella vigna del Signore... fino a quando spunterà per me la luce dell'eternità".

Nella vita, Dio lo incontra chi si lascia incontrare da Lui. Nella morte, Dio ci incontrerà anche senza nostra scelta. Caro don Doriano, la testimonianza umile e silenziosa del missionario che le aveva messo "un chiodo in testa", si aggiunge a quell'infinità di "segni" che Dio c'è e ci ama davvero.

Ama anche coloro che si vantano di "non averne bisogno". Beato chi ci crede!

p. Marcello, sx.



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