Presbitero missionario da 60 anni
Rivedendo i miei sessant’anni di sacerdozio missionario, istintivamente mi viene il desiderio di ringraziare il Buon Dio per l’immenso Amore che mi ha dimostrato in questo lungo periodo della mia vita. Allo stesso tempo, sento il bisogno di ringraziare quanti mi sono stati vicini nella mia formazione e durante tutta la vita. Innanzitutto i miei familiari e poi quei Saveriani che mi hanno aiutato a crescere e a rafforzarmi nella vocazione cristiana e missionaria.
La mia esperienza missionaria in Burundi mi ha permesso di passare i cinque anni più belli della mia vita. Anche se le difficoltà e le privazioni non mancavano mai, mi sentivo felice e pienamente realizzato sia sul piano umano che su quello cristiano. Purtroppo, per le vicende politiche che tutti conoscono, sono stato espulso assieme ad altri missionari, presbiteri, suore e laici. Ma anche l'espulsione è stata per me un'esperienza che ha rinnovato e rafforzato il mio rapporto con Gesù crocifisso e risorto. In questa situazione mi sono state particolarmente vicine mia mamma e mia sorella Giannina.
Anche dopo queste vicende, ho proseguito nel mio lavoro di educatore ed insegnante, ma soprattutto sentivo e sento che il mio lavoro vero è quello di far conoscere a tutti quanto il Signore ci voglia bene. Non sempre sappiamo bene cosa significhi questo infinito Amore per noi ed è bello far rifiorire il sorriso sui volti di tante persone “stanche e oppresse”.
Ora che sono a Cagliari, sento che posso vivere la mia vocazione cristiana e missionaria soltanto alla maniera di santa Teresa del Bambino Gesù, che ha saputo cambiare le azioni della sua vita in atti di amore, unendoli a quelli di Gesù salvatore del mondo. Altrimenti, potrei correre il rischio di sprecare la mia vita per niente. Per capire che Dio amava e voleva proprio me su questa strada, ho passato vari momenti di difficoltà e di ripensamenti, ma il Signore mi è stato vicino con la sua luce e con il consiglio di qualche presbitero illuminato. Ognuno di noi incontrerà diversi problemi durante la vita, ma lo Spirito Santo non ci farà mai mancare la sua Luce, la sua Forza e la sua Gioia.
Essere presbiteri di Dio significa per me essere uomo tra gli uomini, con uno sguardo particolarmente pieno di amore e di comprensione verso gli altri, come fu quello di Gesù in mezzo ai suoi contemporanei.
Questi sessant’anni sono stati un continuo ricominciare ad amare e a lasciarmi amare basato su quel comandamento nuovo che Gesù ci ha dato: “… Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.
La preghiera e la vita di comunità rafforzano continuamente questa sicurezza e mi spingono a desiderare che altri facciano la stessa esperienza di gioia.








