Passione di essere cristiani - Una giovane scrive da Bukavu
Finalmente c'è la connessione! Ma ora che sono connessa, non so cosa scrivervi! Qualcuno dice che più si resta in un posto, più è difficile parlare dell'esperienza vissuta. Da qualche giorno sono arrivata a Bukavu. Prima ero stata a Luvungi, dove ho avuto il primo contatto con la popolazione, i congolesi e il lavoro concreto dei missionari saveriani.
Mi sento come a casa mia
Penso di essermi resa conto che ero in Africa solo dopo un mese dal mio arrivo. Questo perché, dopo i primi due giorni, già mi sentivo a casa. Tutto era familiare, come se ci fossi dentro da sempre. Per me è un grande dono essere qui. Vivo questi giorni come una grande occasione e mi adeguo ai tempi: sveglia alle 5 e alle 21 sono a letto distrutta; mi adeguo al cibo, alla lingua, alla pelle scura, all'acqua fredda (quando c'è!).
A Luvungi ero ormai abituata a chi mi guardava camminare tra le case del villaggio, ai bambini che mi correvano dietro chiedendo "bon bon" (le caramelle), e a quelli che appena mi vedevano in lontananza gridavano il mio nome, "Marianna! Marianna!".
"Qual è la mia missione?"
Da qualche giorno sono a Bukavu. Qui la realtà è diversa: siamo in città. Sono nella casa dei saveriani, ma a fianco c'è la casa delle novizie: sono sei, tutte congolesi, mie coetanee. Spesso sono da loro, parliamo e scherziamo; mi fanno sentire a mio agio e imparo la loro lingua. Mi chiedo: "Qual è la mia missione?". È vero, qui mi sento a casa, ma penso tanto anche alla mia terra, alla mia casa, alle piccole scelte, ai legami e agli amici...
Mi sento fortunata e ringrazio il Signore per tutto quello che ho ricevuto. Proprio per questo "tanto", sento il desiderio di essere missionaria nella mia terra... Non vedo l'ora di mettermi al lavoro! Non è soltanto l'entusiasmo di chi sta vivendo un'esperienza straordinaria; è un entusiasmo che trova fondamento nella fede in Dio: l'entusiasmo e la passione di essere cristiani!
Una caccia complicata
Ah, dimenticavo gli aggiornamenti sulla "caccia all'uomo nero"! In questo, io sono fuori dai giochi. I miei coetanei africani sono già sposati e hanno anche figli, o sono fidanzati e promessi sposi. Alcuni vedendomi con le saveriane, pensano che io sia una "religiosa" e non ci provano proprio a chiedermi in moglie!
Qualcuno me l'ha anche chiesto, ma è già sposato. Allora sarei la seconda moglie, e non mi conviene! Insomma, cercar marito qui in Africa è ancora più complicato che in Italia! Penso che mi toccherà accontentarmi di un semplice "musungu", un bianco di razza!








