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Padre Serra: Chiesa e società in Brasile

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Intervista a padre Remigio Serra

Padre Remigio è tornato in Brasile dopo aver trascorso qualche mese in Italia per curarsi. Ci ha raccontato com’è la situazione nel grande Paese sudamericano.

Il Brasile più che un Paese è un continente, con 160 milioni di abitanti. Ho lavorato per dieci anni nel seminario saveriano a Jaguapità, nello stato del Paran. Ora sono nella parrocchia di sant’Antonio a Melo Viana; seguo i gruppi della san Vincenzo per orientarli e aiutarli nei casi più delicati di assistenza ai poveri e alle persone gravemente malate. La parrocchia è divisa in 22 comunità urbane e 4 rurali; in quelle più grandi celebriamo la Messa quatto volte la settimana; in quelle più piccole una volta sola. Per la preparazione ai sacramenti ci aiutano 400 catechisti e 200 ministri dell’Eucarestia per la comunione ai malati.

Com’è la situazione della chiesa in Brasile?

La situazione della chiesa adesso è abbastanza buona e in continuo risveglio. È passata l’epoca in cui il clero veniva “importato” dall’estero. Abbiamo cercato di formare il clero locale e oggi il Brasile manda anche qualche missionario in Africa e Asia.

La religiosità popolare è ancora abbastanza forte, sia quella degli emigrati di provenienza europea, sia quella africana portata dagli ex schiavi. Le comunità di base hanno ravvivato la chiesa brasiliana e risvegliato i fedeli contro l’avanzare delle sette religiose.

Ci sono molte sette?

Le sette riescono a fare proseliti tra i cristiani, soprattutto nelle periferie delle città. Solo nella mia parrocchia ci sono 120 centri di culto delle varie sette. È una zona povera, con molti disoccupati, operai e braccianti. I cattolici non praticanti sono facilmente catturati dalla propaganda delle sette religiose.

Teologia della liberazione, movimenti carismatici e religiosità popolare riescono ad andare d’accordo?

Sembra di sì. La religiosità popolare della devozione ai santi e delle processioni è rafforzata da molte televisioni private; altre danno spazio al movimento carismatico di p. Marcello Rossi. Le assemblee liturgiche di p. Marcello sono un fenomeno recente; con la musica e la danza, egli riesce a ricondurre alcune fasce del popolo alla chiesa. Perfino durante il carnevale un gruppo folcloristico ha sfilato nel corteo utilizzando canti e musiche sacre!

Come vedi il futuro della chiesa?

Dopo 37 anni passati in Brasile, il futuro della chiesa mi sembra buono e pieno di speranza. I cattolici ora sono più praticanti e più convinti della loro fede. Molti laici sono impegnati nel lavoro pastorale. Prima i vescovi ricevevano il clero dall’estero.

Negli ultimi vent’anni il numero di preti locali è passato dal 40 al 60 per cento. Non è facile prevedere quando il Brasile avrà un numero sufficiente di sacerdoti. Attualmente c’è in media un sacerdote ogni 25.000 abitanti. Tutte le diocesi hanno un seminario che prepara e forma il clero locale. L’animazione vocazionale è fatta in quasi tutte le parrocchie.

Riuscirà il Brasile di Lula a migliorare la situazione dei poveri?

Con la politica sociale “un altro mondo è possibile”, è sorta una nuova speranza di raggiungere un benessere minimo per tutti. Si cerca di porre rimedio alla povertà che durante le dittature era sempre in aumento.

Tutte le periferie delle grandi città del Brasile sono piene di favelas, con gente che vive miseramente. Molti  sopravvivono riciclando i rifiuti per racimolare qualche spicciolo e mangiare.

Il presidente Lula vuole assicurare un pasto a tutti. Il salario base è di 65 dollari al mese, appena sufficiente per comprare un piatto di riso e fagioli per un mese. La disoccupazione è alta e si diffonde la criminalità delle piccole bande. I problemi socio economici del Brasile sono tanti. Amministrando bene le grandi ricchezze del Paese, Lula può avviare un progresso generale, che richiederà qualche decennio.



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