Padre Fabrizio Tosolini da Taiwan
A Taiwan, dove vivo come missionario, c'è un flusso continuo di immigrati da Filippine, Indonesia, Thailandia, Vietnam... Arrivano con un contratto di lavoro e possono rimanere due anni. Non sarà la migliore, ma è una soluzione che garantisce i diritti dei cittadini e viene incontro alle necessità di persone che cercano lavoro fuori dalla loro patria.
C'è comunque reciproco rispetto, senso civico, moderazione verbale, voglia di fare... Chi vive a Taiwan ha l'impressione di vivere in una comunità umana degna di questo nome. Sarà per la tradizionale cultura confuciana in cui il capo comanda davvero, ma anche si sente responsabile verso i suoi subalterni; sarà perché Taiwan sa che può sopravvivere economicamente solo se tutti collaborano al massimo...; ma qui il clima umano con i migranti è buono.
Un clima così in Italia, forse, ce lo sogniamo. Quello che ferisce di più è il modo di parlare. La scelta di parlare in un modo o in un altro nasce dalla libertà di chi parla; e se la parola non costruisce, non c'è modo di risolvere niente. Alle parole poi seguono i comportamento e le polemiche; e si distrugge la convivenza.
Quando amici taiwanesi mi dicono che vengono in Italia, entusiasti per le cose belle che vedranno, io cerco di premunirli: "non meravigliatevi dei disservizi, della poca cortesia, degli imbrogli...". Li avverto perché non restino troppo delusi o scandalizzati, venendo a visitare... un Paese cattolico!
Un buon punto di partenza è fare attenzione a cosa ci diciamo, a come ci parliamo, almeno tra noi cristiani. In fondo, per noi il vero Maestro è Cristo, non altri.
p. Fabrizio Tosolini, sx - Taiwan.








