Skip to main content
Condividi su

Lunedì 16 gennaio, a Parma, si è spento a 89 anni p. Romano Didoné. È stato per oltre 20 anni indimenticato e indimenticabile economo della comunità di Brescia. Tre confratelli che l’hanno conosciuto bene ci parlano di lui.

Ricordare p. Romano significa fare memoria dei quasi 25 anni che il Signore mi ha concesso di vivere accanto a lui. Sono stati anni belli e impegnativi nella comunità dello CSAM. Lo trovavo seduto alla sua scrivania intento a ringraziare i benefattori. Io mi mettevo di fronte a lui per cercare di capire come diffondere le nostre riviste, i libri e gli audiovisivi. Mi ascoltava con interesse e mi incoraggiava. Se qualcosa non lo convinceva, mi diceva: “Gianni ti devo parlare… Fai attenzione”.

Era un fratello maggiore che spingeva a trovare strade nuove. Si fidava degli altri e li incoraggiava. Era un economo che provvedeva affinché non mancasse in comunità ciò che serviva per l’animazione: la macchina sempre pronta, gli strumenti di comunicazione aggiornati… Era convinto che il libro, le riviste fossero strumenti di diffusione dell’ideale missionario e andassero sostenuti. “Tu devi solo dare tutto te stesso”, mi consigliava.

P. Romano era anche presbitero missionario e ogni domenica si spostava tra i paesi per la celebrazione Eucaristica o per le cosiddette giornate di animazione missionaria. Conosceva tutti i sacerdoti e le parrocchie dove erano parroci con cui parlava spesso al telefono. Leggeva i giornali diocesani per tenerci informati sulle iniziative… È stato un uomo sincero e vero. Con i collaboratori aveva un rapporto fraterno. Ogni giorno si interessava delle loro famiglie e delle problematiche che vivevano. Era capace di creare legami di una grande famiglia allargata, attorno alla casa saveriana dove ha lavorato, sofferto e pregato (p. Gianni Zampini, sx).

Nei 15 anni che abbiamo vissuto assieme a Brescia, p. Romano mi parlava spesso di sua madre, donna minuta, di origini forse austriache, con un’energia inesauribile. E lui mi ricordava questi tratti. Cordiale e sorridente, aveva nello stesso tempo la consapevolezza dei confini del suo agire. Era ben voluto dai parroci tanto che non pochi venivano a confidarsi con lui. Il compianto don Franco Turla, parroco per almeno 35 anni di Lumezzane Pieve, aveva per lui parole di sincera ammirazione che alla fine coinvolgevano anche noi. Ha creato un clima di stima e fiducia difficili da eguagliare. Ci resta nel cuore come un ideale. Aveva parole sobrie e profonde. Dopo un intervento, ero in terapia intensiva e il primo volto che ho visto è stato il suo. L’ho salutato, ma ero molto sofferente. Così, ho richiuso gli occhi con un po’ più di serenità, sapendo che dietro il suo viso sorridente c'era una comunità che pregava per me. Grazie p. Romano (p. Fiorenzo Raffaini, sx).

Me l’aspettavo, ma quando la notizia della morte di p. Romano è arrivata, mi sono molto rattristato. È il primo saveriano che ho incontrato quando, da Cremona, venni trasferito a Brescia. Intuendo probabilmente la mia inquietudine per un’azione non desiderata, mi disse: “Non scoraggiarti, vedrai che ti troverai bene”. Sobrio, mangiava pochissimo, ma non faceva mancare nulla alla comunità. Si rapportava con il personale con delicatezza e attenzione. “Mi è stato molto vicino quando sono morti i miei genitori - mi ha confidato una cuoca - e in un momento di difficoltà familiare”. 

Spesso lo si vedeva lavare piatti e stoviglie per permettere al personale di stare nei tempi stabiliti. La stessa attenzione la riservava ai poveri che chiedevano cibo e assistenza. Era la nostra icona: la comunità di Brescia era p. Romano e p. Romano era l’espressione totalizzante della nostra comunità. Lavoratore instancabile, assumeva in prima persona il ministero pastorale, ovunque venisse richiesto. Predicatore efficace, aveva una voce chiara, inversamente proporzionale alla sua statura fisica.
Sensibile e premuroso nei confronti dei confratelli, li accompagnava alle visite mediche. Appena avvertiva l’indisponibilità degli stessi per assumere qualche ministero, con estrema discrezione, senza farlo notare, li lasciava stare.

C’è stato un momento in cui p. Romano, sempre discreto nell’esternare il suo stato d’animo, ha sentito il bisogno di condividere un turbamento. Gli era arrivata la comunicazione di lasciare Brescia per andare a fare l’economo a Desio, senza motivi validi. C’è stata una sollevazione generale! Tante lettere di disapprovazione sono piovute al Vicario generale p. Luigi Menegazzo, che si è precipitato a Brescia per rendersi conto personalmente di quanto stava succedendo. Il trasferimento a Desio è stato annullato. E quanto non ha sofferto alle prime avvisaglie del malore, quando gli è stato proposto di andare a Parma con la promessa che, appena ristabilito, sarebbe tornato a Brescia. Non fu così e per p. Romano è stato un colpo al cuore. Di questo si lamentava con me quando andavo a trovarlo. Iniziava l’ultima salita al Calvario. Grazie p. Romano per la testimonianza che mi hai dato (p. Gesuino Piredda, sx).




Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2402.81 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Giugno 2009
Anche quest'anno, appena dopo Pasqua, i saveriani che lavorano in Lombardia hanno avuto la bella opportunità di ritrovarsi insieme per riflettere e p…
Edizione di Novembre 2013
Nei mesi scorsi, su questa pagina, è stata diffusa la notizia della chiusura della casa saveriana in Via Bonomelli 81, a Cremona. È stata una decisio…
Edizione di Agosto/settembre 2013
Sono arrivati in tanti per partecipare all'iniziativa di solidarietà 2013 che si è svolta domenica 9 giugno nella chiesa di San Cristo. Padre Mario G…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito