P. Mitidieri, Missionario e amico: Santo, ma senza boccacce
Il ragazzo Vincenzo era entrato tra i saveriani nel 1943, quando infuriava la seconda guerra mondiale. Dopo le medie e il ginnasio, al termine dell’anno di noviziato, è diventato saveriano a diciott’anni, nel 1950. Ha poi continuato gli studi di liceo e di teologia, fino al sacerdozio (31 maggio 1958).
Aveva fatto il proposito di essere “un sacerdote saveriano santo sul serio, di quelli che non fanno le boccacce o le moine, ma si danno senza riserva”.
La grazia della missione
Dopo tre anni densi di ore di scuola, di ministero e di attività educative a Massa Lucana e ad Ancona, nel 1961 parte per la missione in Brasile. Padre Vincenzo accoglie la missione come “una grazia specialissima del Signore che mi permetterà una più completa dedizione a lui”. Si mette al lavoro insegnando nei seminari e impegnandosi nella pastorale, nel sud e al nord del Brasile. È anche un ottimo realizzatore di opere importanti: nel 1966, fonda il collegio San Francisco Saverio, che attualmente ospita tremila alunni, il centro di pastorale e la scuola di arti e mestieri. È contento, perché “è proprio nostro compito piantare la chiesa: spiritualmente, dove è appena nata, e materialmente, dove non c’è neppure una croce”.
Nel 1969 è chiamato in Italia, dove si dedica all’animazione missionaria e alla formazione dei giovani saveriani. Inventa l’edizione di Orientamenti giovanili missionari; costruisce la nuova casa di Desio (Milano); è rettore del Centro saveriano di animazione missionaria (CSAM), incoraggiandone l’aggiornamento nei temi e nei metodi. In quel periodo, la rivista saveriana Fede e Civiltà prende il nome di Missione Oggi.
La gioia di essere utile
Nel 1983, padre Mitidieri torna volentieri in Brasile. Vive questi anni con spirito di generosità, di zelo e di amore, non solo per il popolo brasiliano, ma anche per i confratelli e la famiglia saveriana. Gli vengono affidati vari incarichi, tra cui anche la responsabilità di superiore dei saveriani nella regione (dal 1991 al ‘94). Incoraggia i saveriani a dedicarsi alla gente più sfortunata e bisognosa. Lui stesso passa volentieri i sabati e le domeniche nelle sterminate favela di San Paolo.
Per motivi di salute, nel 1997 è costretto a tornare in Italia e accetta il servizio di economo nella comunità saveriana di Salerno. A Pasqua del 2002, scrive: “Sono grato al Signore perché mi dà ancora la forza di servire, sia pure in forma ridotta, i miei confratelli che sono qui con me e qualche altro che si trova in giro per il mondo”. Anche qui, come sempre e dovunque, quanti l’hanno conosciuto l’hanno apprezzato come missionario e amico.







