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Nella mattinata di martedì 9 luglio, nel Santuario Conforti presso la Casa Madre dei missionari Saveriani di Parma, sono stati celebrati i funerali di mons. Giorgio Biguzzi, vescovo missionario. Mons. Giorgio era tornato alla Casa del Padre qualche giorno prima, nella notte di lunedì 1° luglio, all’età di 88 anni. Nel pomeriggio dello stesso martedì 9, i familiari, la Chiesa di Cesena-Sarsina e la Comunità cristiana del suo paese di origine hanno pregato e dato l’ultimo saluto a mons. Biguzzi nella chiesa parrocchiale di Martorano (FC).
Poi la salma è partita per l’Africa, in Sierra Leone, il Paese dove mons. Giorgio aveva lavorato per quasi 40 anni: all’inizio come missionario e poi, per 25 anni, come vescovo. A Makeni, la sua gente ha celebrato i funerali del vescovo emerito il 15 luglio; poi la sua salma è stata tumulata nella cattedrale della città.
Mons. Biguzzi era un personaggio pubblico conosciuto; tante cose sulla sua vita e il suo impegno missionario sono state dette e scritte e si possono trovare anche sui social. È per questo motivo che, per ricordare la sua figura, abbiamo voluto chiedere ad un suo giovane nipote, Samuele, che ha avuto modo di incontrarlo più volte e di dialogare con lui, di condividere le sue impressioni e riflessioni su questo zio vescovo missionario in Africa.

Credo che il valore maggiore che una persona possa lasciare sulla terra è un’impronta, un cambiamento, un messaggio da cui poter imparare. E questo padre Giorgio l’ha fatto. Nella mia famiglia si parlava spesso di lui, delle sue storie, del suo impegno nella missione in Sierra Leone, dei suoi viaggi e del suo forte credo verso una causa.

Fin da piccolo, i suoi racconti mi hanno ispirato; ma solo ora, in età adulta, ho capito veramente la portata di ogni sua azione. Due anni fa ho avuto finalmente molte più occasioni per conversare con lui e parlarci privatamente riguardo alle diverse tematiche attuali: politica, società e religione erano solo alcuni degli argomenti toccati nelle nostre chiacchierate.
Mia nonna ci teneva a chiedermi di accompagnarla e a portarmi con lei quando scendeva nella casa saveriana a San Pietro in Vincoli per fare visita al fratello. Ed io sfruttavo quell’occasione per parlare con p. Giorgio.

In quel periodo della sua vita, a causa delle sue condizioni di salute, non poteva muoversi molto. Ma nonostante i problemi che può portare l’età che sale e l’anzianità, non l’ho mai visto privo di spirito. Il cellulare gli squillava spesso, ed erano chiamate, messaggi, e-mail dalla Sierra Leone, o da altre parti del mondo: tutti messaggi di presbiteri, missionari, laici o altri padri saveriani che costantemente gli mandavano aggiornamenti ed articoli.

Tutto questo mi ha sempre meravigliato molto. Non erano l’età ed i tanti anni dalla sua ultima attività in un paese così lontano come la Sierra Leone a limitarlo. La sua curiosità e vicinanza spirituale hanno fatto in modo che in realtà quella distanza non fosse mai così lontana. Penso che questo sia uno dei motivi per cui è stato apprezzato così tanto dalla sua popolazione.
Inoltre, credo fermamente, che ad 87 anni sia difficile trovare persone con una così grande apertura mentale e di vedute ampie. Con lui si poteva parlare di tutto e la sua capacità di ascolto e curiosità verso chi aveva davanti è una delle cose che più apprezzavo della sua persona.

C’era un enorme divario generazionale con i ragazzi più giovani, come me per esempio, ma non ha mai smesso di ascoltare. E le sue domande erano cibo per la mente per chi gli stava di fronte. Personalmente, cerco di prendere insegnamento dal suo spirito. Quelle elencate finora sono solamente una minima parte delle sfaccettature della sua personalità. Padre Giorgio è una delle persone più motivanti che io abbia mai conosciuto.

Ora non mi resta che ricordare e ricordarci. Il bene si può fare tutti i giorni, indipendentemente dall’età, dalla cultura e dal gruppo etnico. Questo è ciò che ha fatto p. Giorgio Biguzzi per tutta la sua vita.



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