P. Giacomo Doneda, marionetta giramondo (Bergamo 9.11.1934 - Parma 25.5.2020)
Entrato dai saveriani nel 1945 a Pedrengo, è ordinato presbitero nel 1959 a Parma. Il suo primo servizio in Italia è quello di economo a Desio e Tavernerio. Nel 1964 parte per la Spagna, dove rimane due anni. Nel 1967 eccolo in Giappone, a Kobe, come Economo regionale, e poi a Tanegashima-Kagoshima come parroco. Dal 1973 al 1974 è a San Juan del Río, in Messico, prima di tornare in Italia, a Genova-Pegli e poi a Macomer. Nel 1978 parte per il Brasile dove lavora in varie comunità con diversi incarichi. Nel 1983 rientrò in Italia per cure e qui rimane: Alzano, Parma, Tavernerio. Dal 1993 risiedeva nella Casa Madre di Parma, dove svolgeva il suo ministero.
Ho conosciuto p. Giacomo Doneda quando ero alle scuole medie, ad Alzano. Ogni tanto arrivava con il suo teatrino di marionette (i gioppini), e la sera c’era l’atteso e divertentissimo spettacolo. Giacomo, con le mani, passava da una marionetta all’altra, avendo tutto “in testa”. Attraverso questo sano divertimento, ci lasciava un insegnamento di bene, che riguardava la nostra vita di ragazzi. Finito il suo numero, smontava tutto e partiva per un'altra casa saveriana (o campo estivo). Ho rivisto p. Giacomo 20 anni dopo. Da Parma veniva spesso ad Alzano per assistere i suoi familiari anziani. Era di grande compagnia, loquace ma anche perspicace e sensibile. Intuiva subito la situazione e lo stato d’animo di ciascuno. La sua cordialità e il suo sorriso portavano un clima positivo in comunità. P. Giacomo offriva sugli eventi e avvenimenti del mondo, una visione aperta, di respiro. Questo gli veniva, immagino, anche dalla sua ricca esperienza missionaria maturata, nel corso di vari anni, in Spagna, Giappone, Messico, Brasile.
Un giorno, gli regalai un libro impegnativo di teologia, curato da un domenicano. Lui lo lesse tutto d’un fiato, gli era proprio piaciuto. Quando lo vedevo, anche a distanza di tempo, ancora mi ringraziava. In seguito, l’ho rivisto a Parma, dove ha trascorso i suoi ultimi anni. Nonostante i suoi acciacchi (si muoveva in carrozzella), il suo animo era rimasto giovane, positivo. Lo trovavo sempre contento e sereno. Gli piaceva fare conversazioni che si protraevano a lungo, nelle quali ricordava anche il passato. Mi sembrava di vedere in lui, nonostante le difficoltà, un senso di riconoscenza alla famiglia saveriana e al Signore per il suo servizio reso in missione. Questa aveva plasmato il suo cuore e la sua vita. (p. F. Rota Martir, sx).









