Nuovo impegno per la missione, Festa con il clero del Veneto
Anche quest'anno abbiamo celebrato la giornata della spiritualità missionaria per i sacerdoti, in occasione della festa di san Francesco Saverio, patrono delle missioni e dei saveriani. È stata una giornata utile a rilanciare la speranza, come ci ha ricordato il Papa nella sua ultima enciclica "Spe salvi".
Una cinquantina di sacerdoti delle diocesi di Venezia, Treviso e Padova si sono uniti a noi in preghiera nella nostra cappella, per celebrare l'Eucaristia presieduta dal nuovo direttore del centro diocesano di Venezia, don Paolo Ferrazzo.
Mons. Rosada e il Saverio
Il primo ricordo commosso lo abbiamo avuto per il compianto mons. Lorenzo Rosada, benefattore insigne dei missionari e direttore emerito del centro missionario. Da poco sostituito per ragioni di età e di salute, il Signore lo ha chiamato a continuare in modo nuovo il suo impegno per il regno di Dio, aggiungendolo alla schiera degli intercessori.
Don Paolo ha ricordato il legame speciale che unisce il seminario di Venezia a san Francesco Saverio. "Nel cortile dove abbiamo tanto giocato da seminaristi e dove oggi giocano gli studenti e gli universitari del Marcianum, c'è una lapide che ricorda l'ordinazione sacerdotale del Saverio, assieme a sant'Ignazio e agli altri primi gesuiti. Era il 24 giugno 1537. Il luogo dell'ordinazione era un "oratorio", ora scomparso, nelle adiacenze dell'attuale seminario e della basilica Madonna della Salute".
L'ansia del vero missionario
Questa lapide commemorativa richiama i preti veneziani a un'attenzione particolare alla dimensione missionaria della loro vocazione sacerdotale, come ha ricordato anche p. Romeo Brotto, rettore della comunità saveriana, nel saluto di benvenuto ai sacerdoti e al gruppo di amici presenti.
Don Paolo ha ricordato che l'attività missionaria del Saverio è durata solo dieci anni: un periodo breve e pieno di disagi e pericoli per gli spostamenti via mare, ma molto intenso per volume di lavoro. La sorgente del suo zelo apostolico era la sua costante capacità contemplativa, da cui zampillava un amore intenso e personale per il Signore Gesù.
Farlo conoscere a tutti, in ogni circostanza che la Provvidenza gli apriva davanti, era diventata la sua "ansia" apostolica. L'accento va messo proprio sulla parola "ansia", che non è apprensione sfiduciata, ma la gran voglia di prendere sul serio il comando di Gesù: "Andate in tutto il mondo, fate discepoli tutte le creature". In questo senso, l'ansia è una spinta a un impegno sempre più generoso.
Rilanciare la speranza
Questo stesso zelo apostolico deve riflettersi oggi anche nella nostra risposta personale alla vocazione sacerdotale che ci accomuna. "Come ci ricorda il cardinale Scola - ha continuato don Paolo - la missione nasce nella Trinità e noi vi partecipiamo in Gesù. Da Lui noi siamo inviati alle persone che incontriamo nel nostro ministero, perché sappiano che il Padre ama ciascuna di loro e imparino a riconoscerlo".
Le riflessioni sono rimaste nel cuore di tutti i partecipanti, che hanno concluso questo annuale incontro nell'agape fraterna. La giornata, per grazia della Provvidenza, produrrà certamente un rilancio di speranza per il futuro dell'evangelizzazione, radicata in un rinnovato amore per il Signore Gesù nel cuore dei suoi sacerdoti.








