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Le spoglie del Papa Emerito Benedetto XVI riposano nelle Grotte Vaticane, nella stessa tomba in cui avevano riposato quelle di Giovanni Paolo II. Alla Messa Requiem, tra i 50mila presenti hanno partecipato vari Saveriani delle due comunità romane. Avrei anch’io voluto partecipare, ma proprio quel giorno - giovedì 5 gennaio - l’Ambasciata del Bangladesh a Roma mi convocava a presentare la documentazione per il Visto d’ingresso.

In Metro, da Baldo degli Ubaldi arrivo al Palasport. La sede dell’Ambasciata è proprio sulla collinetta dove sorge il “Fungo”, sopra il Lago dell’EUR. Davanti al cancello socchiuso, circa trenta persone dal tipico volto olivastro parlano sotto gli alberi, a gruppetti. A controllare l’ingresso, due italiani alti e possenti! Mi danno il numero “F 7” e vengo ispezionato con il metal detector. Scendo al piano inferiore e mi viene detto di accomodarmi in sala d’attesa, dove ci sono già una cinquantina di bengalesi, quasi tutti in piedi. Un impiegato bengalese, alto e gentile, in un buon italiano, ogni 5 minuti invita gli ospiti a stare seduti e attendere il turno.
Chiamato, mi presento allo sportello e consegno la documentazione: 12 fogli, il passaporto, una foto. Io devo ottenere il Visto della Categoria M - che sta per “Missionari”. Perciò, la mia richiesta è accompagnata da una lettera dell’arcivescovo di Dhaka, sotto cui noi missionari lavoriamo, e dal parere favorevole dei Ministeri dell’Interno e degli Affari Religiosi. Questo documento è molto importante perché pone rimedio al parere “negativo” dato in precedenza!

La Sig.ra Samantha, impiegata all’Ambasciata da vari anni, è italiana, competente e servizievole. “Quanti anni sei stato in Bangladesh?”. “Tra prima e poi, in tutto 25 anni”. “Allora anche tu sai il bengalese”, ribatte. “Sì, certo, anche perché noi viviamo in mezzo alla gente: dobbiamo capirla e farci capire...”. “L’ambasciatore desidera conoscervi di persona, ma oggi è a una riunione alla Farnesina”. Pazienza!
Le due sale d’attesa sono ancora affollate. Qualche giorno manca perfino la corrente e si bloccano luce, computer, fotocopiatrice... Qualcuno insinua: “Perché non pagano le Bollette!”.

Con tutte le mie carte in mano, Samantha si assenta. Deve compilare la mia registrazione sul computer; occorre un po’ di tempo. Intanto pago la modica tassa per il Visto: 60 Euro. Quando riappare, mi consegna la ricevuta e mi dice: “Servono 5 giorni lavorativi, ma farò uno sconticino; vieni martedì”.
Non credevo alle mie orecchie. Son dovuto uscire dal Bangladesh perché considerato “persona non grata”, a causa di un investigatore integralista pieno di preconcetti, e ora, dopo 4 mesi e mezzo di vagabondaggio, mi ritrovo in mano un Visto che mi permette di tornare nella missione in cui ho speso metà della vita! E mi è stato donato proprio mentre il Papa Emerito stava per essere calato nel sarcofago delle Grotte. Una buona ragione per gridare anch’io: “Santo subito!”.

A ritirare il Visto all’Ambasciata siamo andati in due. Con me c’era anche p. Sergio Targa, saveriano Bresciano che ha lavorato molti anni in bangladesh. Ora vive nella comunità di Via Aurelia ed è incaricato di seguire il settore “Finanze” della Congregazione. Mattina splendida, tiepido sole e temperatura gradevole. La signora Samantha ci consegna i passaporti, già pronti. Facciamo un rapido controllo: tutto OK. E ci accompagna fino all’Ufficio dell’Ambasciatore, che si intrattiene con noi e gradisce conversare in lingua bengalese. È un piacere anche per noi, che ringraziamo per la concessione rapida dell’atteso Visto “M”.



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