Nel palazzo del sultano di Giava, ...dialogo e armonia
Padre Matteo, saveriano di Pizzighettone e missionario in Indonesia, ci racconta un incontro particolare avuto con la regina giavanese.
Una sera, io e alcuni rappresentanti di "Azione per un mondo unito", organizzazione impegnata nei progetti di ricostruzione dopo il terremoto, siamo stati ricevuti dalla moglie del sultano di Yogyakarta. L'incontro era voluto dalla regina per ricostituire l'armonia della società giavanese sulla base dei valori culturali tradizionali.
La regina è preoccupata
Siamo stati accompagnati al keraton, un portico del palazzo dove la regina e il sultano ricevono gli ospiti. Il clima è apparso subito ufficiale, ma nello stesso tempo semplice, ordinato e di grande atmosfera.
La regina ci ha raccontato della sua preoccupazione riguardo alla situazione di Yogyakarta. Dopo il terremoto, infatti, diversi gruppi stranieri sono arrivati in città introducendo, oltre agli aiuti, anche idee in contrasto con valori tradizionali che uniscono e danno armonia alla società giavanese. Sono nati divisioni e conflitti sempre più evidenti. Ci ha spiegato che prima la gente si incontrava indistintamente nel portico destinato agli incontri pubblici, mentre ultimamente le decisioni sono prese solo in moschea, escludendo chi non è musulmano.
La regina vorrebbe rinsaldare l'unità del popolo rivalutando il patrimonio di valori della cultura giavanese e desidera la collaborazione di altri gruppi per realizzare questo bel progetto.
L'attenzione per la gente
Rompendo il clima formale, la regina ci ha anche raccontato una sua esperienza personale. Si era sentita male a Giakarta dopo un incontro in parlamento. Ma il giorno successivo aveva sentito l'esigenza di andare in un villaggio sperduto nella foresta, a due ore e mezza dalla città, per incontrare un gruppo religioso che sta subendo discriminazioni. È un gruppo di religione tradizionale e quindi non riconosciuto, perché non appartiene a una delle sei religioni ufficiali permesse in Indonesia.
La regina si è accorta che queste persone, a cui non è concessa neppure la carta d'identità, appartengono in realtà a un gruppo che vive la tradizione religiosa originale giavanese, un misto di buddhismo e hinduismo. Con convinzione, ci diceva che la legge non può arrogarsi il diritto di discriminare queste persone.
Alla fine dell'incontro, abbiamo avuto una bella impressione della regina, perché ci è sembrata davvero attenta ai bisogni della sua gente. Anch'io mi sono accorto di essere diventato un po' meno repubblicano e più favorevole alla... monarchia illuminata.








