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Eritrea: via 7 scuole! Il 12 giugno scorso il governo ha chiesto alla chiesa la consegna delle sue strutture sanitarie. Ora hanno preso il controllo anche di 7 scuole secondarie gestite da organizzazioni religiose (non solo cristiane). La scelta colpisce direttamente la popolazione più povera e tende ad attutire tutte le pur minime conquiste della gente, ottenute dopo la “riappacificazione” con l’Etiopia. L’illusione delle frontiere aperte è durata un attimo. Ora si può raggiungere Addis Abeba solo con l’aereo. E anche la politica repressiva si è fatta più intensa.

Colombia: sforzi per la riconciliazione. Nel secondo anniversario della visita apostolica di papa Francesco, i vescovi rinnovano l’appello a tutti i cittadini colombiani ad “assumere e accelerare il cammino verso la pace definitiva, la riconciliazione personale e sociale, il rifiuto della violenza. Bisogna superare ogni differenza; la dignità della persona umana e la difesa della vita sono un pilastro fondamentale su cui si costruisce la società”. I vescovi invitano a sostenere “quanti hanno lasciato le armi per reincorporarsi nella vita politica, economica e sociale” e manifestano il loro pieno appoggio a quanti sono impegnati nel processo di pace senza armi.

p.6 Mozambico Nyusi e MomadeMozambico: accordo di pace. Il presidente Nyusi e il leader della Renamo (Resistenza nazionale mozambicana) Momade hanno firmato uno storico accordo di pace, poche settimane prima della visita del papa (6 agosto). L’accordo impegna le due parti a vivere le elezioni generali del 15 ottobre pacificamente. Il Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo), ex guerriglia marxista, al potere da 40 anni, e la Renamo (Resistenza Nazionale Mozambicana), sono stati i due contendenti di una sanguinosa guerra civile (1977-1992) che causò circa un milione di morti. La Renamo si è trasformata poi nel principale partito d’opposizione, partecipando al gioco democratico.

India: violenza contro i cristiani. I primi sei mesi del 2019 hanno visto 158 episodi di violenza contro i cristiani in 23 stati dell'India, nei quali sono stati feriti anche 110 donne e 89 bambini. Si tratta di attacchi o intimidazioni e minacce da parte di gruppi violenti che hanno percosso fedeli riuniti pacificamente in chiesa o in aule di preghiera. La violenza impunita sembra sia diventata una norma nel paese in cui nessun partito politico ha preso una posizione forte contro tali intimidazioni verso le minoranze religiose.

p.6 martiri fraternitaI martiri burundesi. Il 21 giugno, nella cattedrale di Bururi, si è aperta la fase diocesana del processo di canonizzazione, riguardante due saveriani (p. Ottorino Maule e p. Aldo Marchiol) e una volontaria (Catina Gubert), uccisi insieme a Buyngero nel 1995, un presbitero burundese (l’abbè Michel Kayoya) ucciso a Gitega nel 1972, e 40 seminaristi del seminario minore di Buta, uccisi nel 1997. Si tratta della prima causa di canonizzazione che si apre in Burundi. “Questi fratelli e questa sorella in Cristo, sono gli eroi che noi, vescovi del Burundi, vi presentiamo come un unico modello ispiratore dell’amore per la fraternità. Portate con voi le loro immagini, leggetene la vita per imitarli. Il postulatore della causa è il saveriano p. Guglielmo Camera, mentre vice-postulatore è stato nominato p. Gabriel Basuzwa, formatore e insegnante a Bujumbura.

Cardinali missionari. Il 5 ottobre il Papa ha nominato 10 nuovi Cardinali. La loro provenienza esprime la vocazione missionaria della chiesa. Tre, gli arcivescovi di Jakarta, Kinshasa e Rabat, sono ordinari di territori affidati alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Tra gli emeriti, mons. Fitzgerald, dei Padri bianchi, è stato segretario e presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e Nunzio Apostolico in Egitto; mons. Dal Corso, dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, ha trascorso 11 anni di missione in Argentina e 23 in Angola.

L’iniziativa

Raccontare la migrazione

Viviamo un tempo in cui l’esasperata ricerca del proprio benessere acuisce le sperequazioni tra persone e tra popoli e costringe molti alla ricerca di opportunità in un altro Paese; un tempo in cui per avere speranza bisogna comprarla in modo illegale e si finisce col comprare la probabilità del fallimento o della morte; un tempo in cui dominano le retoriche contro i migranti, facile strumento per ottenere consenso, dando in cambio soluzioni incerte e a breve termine. La Famiglia Scalabriniana lancia tre orientamenti: narrare i fatti e la testimonianza, perché c’è molta ripetitività nel considerare i migranti come solo una minaccia al benessere nazionale; narrare i migranti, perché “nessuno vuole sentire la loro voce”; “narrare Dio”, perché dobbiamo creare occasioni per raccontare insieme le nostre storie, che si intrecciano per diventare storia di salvezza.

L’opinione

Amazzonia, non solo una foresta che brucia

In Brasile, l’Amazzonia è da tempo terreno di confronto e di scontro tra due diverse mentalità. Queste non riguardano solo l’ambiente e le risorse, ma anche temi di convivenza sociale come il rapporto tra brasiliani di origine europea e indigeni. L’Amazzonia è, da sempre, una frontiera di espansione agricola. La pratica di guadagnare terre alla coltivazione attraverso la queimada (appiccare il fuoco) appartiene alla tradizione delle popolazioni contadine, non solo in America latina. Quello che c’è di nuovo, però, è che questa pratica sia usata dalle grandi compagnie transnazionali per scopi che non sono più l’agricoltura di sussistenza, quanto quelli dello sfruttamento agricolo e minerario, con l’approvazione del governo.
La regione amazzonica, dall’epoca della colonizzazione, è il rifugio delle popolazioni indigene, verso le quali, oggi, l’ostilità è diffusa (le accuse: dispongono di molta terra che non rendono produttiva, vivono secondo modelli arcaici, non contribuiscono allo sviluppo). Il giudizio verso di loro è spesso stereotipato e razzista. C’è sullo sfondo una visione culturale che guarda al modello occidentale, che sostiene un modello di sviluppo orientato al profitto, che ritiene l’Amazzonia una questione solo brasiliana. Ben diversa la posizione di papa Francesco che, nella Laudato si’, considera la ricchezza della foresta amazzonica anche nella varietà delle culture umane che lì vivono e custodiscono. E poi c’è la teoria per cui chi si preoccupa dell’Amazzonia ha ragioni nascoste di controllo sulla regione… Insomma, non è solo una foresta che brucia.

Anna Casella Paltrinieri,
docente di Antropologia culturale Università Cattolica

Una storia speciale

Lo strano “caso” Uganda

p.6 UgandaNelle graduatorie internazionali sullo sviluppo umano, la crescita e la ricchezza, l’Uganda occupa posizioni piuttosto basse. Eppure il Paese, governato da Yoweri Museveni da ben 33 anni, occupa il terzo posto nella classifica mondiale dei paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati e pratica una politica dell’accoglienza tra le più aperte. Una volta accordato lo status di rifugiato, ai nuovi arrivati è riconosciuto il diritto di accesso ai servizi essenziali (sanità e istruzione), quello di lavorare e intraprendere attività imprenditoriali e la piena mobilità sul territorio nazionale. Come si spiega tutto ciò? Sara de Simone, ricercatrice presso il dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento, ipotizza che alla base ci sia un calcolo lungimirante del governo: “Gli aiuti umanitari destinati all’Uganda per la gestione dell’emergenza rifugiati non riguardano solo le derrate alimentari, ma investimenti per infrastrutture e servizi di base. Insomma, la dimostrazione che una politica di accoglienza può portare anche dei benefici”. Stefania Ragusa



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