Missione è partire
Tante iniziative, ovunque in questo mese missionario: tutte belle, preziose, entusiasmanti per riaccendere il fuoco della Missione. Ma una è quella che veramente vale: partire. Missione è mandare, e al mandare deve corrispondere un mandato e il mandato, per adempiere la missione, occorre che parta: "Esci dalla tua patria e va ... ".
Quest'anno nella Veglia Missionaria del 23 ottobre nella con cattedrale di Taranto, che prevediamo stracolma, ci sarà a ricevere il mandato della Missione il Saveriano p. Daniele Targa che verrà appositamente da Londra dove da due mesi sta preparandosi per andare in Bangladesh. Sono riuscito a farci dire qualcosa per vivere (per me, rivivere!) con lui questa esperienza che solo chi la vive può capire. Padre Daniele ha colto a fondo il significato di missione: stiamogli vicino, in ogni senso.
Agostino Clementini
Per far conoscere il Padre
Carissimi amici, su richiesta di p. Agostino mi presto volentieri, anche se con fatica, a scrivere qualcosa per voi, su questa pagina. L'occasione, lo sapete, è dovuta alla mia imminente partenza per la missione. Il sogno tanto atteso sta per realizzarsi: infatti dopo otto anni di animazione missionaria in Taranto, è giunto il grande momento di spiccare il volo per il Bangladesh. Non immaginate la gioia che ho in questo momento; mi sembra di essere in uno stato di ebbrezza... fuori di testa ... non certo per la grappa friulana, ma per questa grazia tanto attesa.
Come molti di voi sapevano, confidavo proprio nella vostra preghiera per realizzare il desiderio di andare in Asia. E così Dio ci ha esauditi. So che la mia partenza da Taranto a qualcuno di voi dispiace tanto. Ma in fondo siete contenti per me, per la gioia di realizzare finalmente, appieno, la mia vocazione e i miei desideri. Vi sono grato di vero cuore per il vostro affetto. Sì, non so come ringraziarvi: ho ricevuto tantissimo da voi, sacerdoti, famiglie, amici, giovani. Mi sono sentito in famiglia; sicuramente siete tutti nel mio cuore, e nello spiccare il volo verso la lontana missione sento che non mi sentirò solo.
Permettetemi innanzitutto di dire un pensiero ai giovani e giovanissimi incontrati in questi anni. Siete stati la mia gioia; grazie a voi ho gustato i primi anni del mio sacerdozio. Come non ricordare gli innumerevoli ritiri, convivenze natalizie e primaverili, scuole di preghiera e di formazione, campi di lavoro missionario. Sono state esperienze dove ho ricevuto tantissimo. Grazie a voi, mi sembra d'esser diventato super-innamorato di Gesù e sento l'urgenza di portarlo a qualcuno che ancora non conosce.
Spero sia lo stesso, almeno in parte, anche per voi; se siete innamorati di Dio non scoraggiatevi nell'essergli fedeli, e testimoni delle meraviglie grandi che ha fatto in voi.
Una cosa di cui vorrei ringraziare tanto il Signore è la collaborazione che c'è stata con i padri e le sorelle della Consolata di Martina Franca, presso il Centro Missionario Diocesano. È stato eccezionale lavorare insieme per la diocesi. Sicuramente è una delle esperienze che mi ha segnato per il futuro, in cui credo come metodo nell'animazione missionaria.
Un'altra esperienza che mi ha insegnato e formato è stato il ministero del sacramento della riconciliazione e della direzione spirituale. Come non ricordare quelle maratone di confessioni a Natale e Pasqua nelle parrocchie di Fragagnano, s. Egidio, Roccaforzata, Lizzano ... così anche i dialoghi per crescere nell'incontro con Cristo.
Le missioni popolari sono altre esperienze che rimarranno nel mio cuore: Taranto Vecchia, Lizzano, Grottaglie. Per queste esperienze ringrazio la mia comunità per averle vissute insieme. Sono state esperienze che ci hanno rafforzato tantissimo nella fede e nella vita comunitaria; ma soprattutto nel vedere -come, nonostante le nostre debolezze e i limiti, Dio operava in modo misterioso tra il suo popolo.
Ma perché partire quando c'è tanto bisogno qui da noi? È una delle tante domande rivoltemi nel salutarmi. Rispondo con Enzo Bianchi: "Se il Padre ha inviato il Figlio per farsi riconoscere, se la missione primaria del Figlio è la conoscenza del Padre, allora la Missione della Chiesa, la nostra, è trasmettere questa conoscenza al mondo intero; è andare a dire a tutti che Gesù ci ha raccontato Dio e che, guardando a Gesù, noi vediamo il Padre.
Come contenere questa verità se vi aderiamo veramente? Dobbiamo avere l'onestà di ammetterlo: se in qualche luogo si liquifa, si depaupera la missione, allora significa che manca questa fede trasmessaci dalle Scritture. Magari è presente Gesù, ma non Gesù Figlio di Dio, il Signore. Dobbiamo vigilare perché Gesù può infatti essere letto in molti modi. Oggi più che mai si delinea un Gesù proiettore delle nostre aspirazioni, plasmato dalle nostre mani, modellato secondo i nostri bisogni, un idolo che ci piace e che amiamo perché è nostro, ma non è più il Signore vivente, il missionario del Padre.
Allora il Signore della Vita, il Figlio di Dio, viene ridotto a filantropo, a rivoluzionario, a femminista, a sapiente, a maestro spirituale ... e cessa di essere proclamato come unigenito del Padre. Far conoscere il Padre: questa è la missione di Gesù, questa la nostra sola missione, questa la missione della Chiesa".
È la risposta che trovo nel profondo del mio cuore, che è in ogni missionario e che dovrebbe essere in tutta la Chiesa. Ed è l'augurio che faccio a tutti voi: siate lievito missionario nella vostra parrocchia, famiglia, lavoro, scuola.
Nell'attesa di rivedervi il 23 ottobre vi abbraccio e mi affido alle vostre preghiere. Il Signore vi benedica tutti. Ciao!








