Missionari e "Missioni di pace"
Caro direttore,
sono un ex “apostolino”. Ho studiato con voi saveriani negli anni ’80. Oggi ho avuto il desiderio di cercarvi in internet e vi ho trovati sul sito web. Così ho deciso di scriverti per avere notizie di alcuni saveriani che ho conosciuto allora... Sono maresciallo dell’esercito e mi trovo in Iraq, in missione di pace. Sono sposato e ho una bellissima bambina, che amo immensamente e smisuratamente. Lo scorso anno sono stato in Afghanistan. Spero che mi risponderai. Mi ricordo di voi missionari con molta nostalgia e con tanto affetto. Quando mi sentirò solo e vorrò un po’ di compagnia, ti disturberò ancora. Un abbraccio forte a tutti i saveriani.
- Gianni, via E-mail.
Caro Gianni,
ti chiamo così, anche se il tuo nome è un altro, perché non voglio crearti problemi. Se è vero che siete in “missione di pace”, non c’è obbligo di anonimato; ma appartenete a un esercito e non so come comportarmi. È stato un piacere ricevere il tuo messaggio. Grazie per aver avuto il desiderio di cercarci sul nostro sito internet www.saveriani.bs.it. Sono sicuro che troverai tante cose da leggere nei tuoi tempi liberi, se ne hai. Cose da far leggere anche ai tuoi compagni di “missione”.
Forse non tutti sanno cosa significa la parola “apostolino”. Lascia che lo spieghi brevemente. Le comunità dove vengono formati i giovani che desiderano diventare missionari saveriani, sono chiamate “scuole apostoliche”. Cioè, scuole dove vengono formati gli “apostoli”. E così i ragazzi si chiamano “apostolini”, piccoli apostoli, o apostoli ...in erba. Sono l’equivalente dei seminari diocesani, i luoghi dove “si semina”.
Vedo, caro Gianni, che conservi ancora un bel ricordo e perfino “tanto affetto” verso i saveriani. E mi fa piacere che, essendo tu in “missione di pace”, ti viene di pensare proprio ai missionari. Anche se la nostra “missione di pace” è un bel po’ diversa da quella che voi state conducendo in Iraq e in altri paesi del mondo. Mi rendo conto che il vostro non è un servizio facile. Anche noi, pur non indossando né divise né armi, spesso corriamo il pericolo di rimetterci la vita.
Fai bene ad amare “smisuratamente” la tua bambina e sua madre, che hai lasciate a casa. Quest’amore ti aiuterà a compiere bene la tua missione di maresciallo, in terra straniera e non amica. Posso darti un consiglio o due? Sta attento ai bambini, che devi amare come ami tua figlia: smisuratamente. Ma, per favore, non metterti a distribuire loro i cioccolatini per le strade e nelle piazze. Perché, vedi, c’è gente che è capace di ucciderli, solo perché li vede insieme a voi! Come è successo a Baghdad il 13 luglio 2005, e anche il 30 settembre 2004, e a Bassora il 21 aprile... E state attenti a non sparare sui civili, come è successo in Iraq e in Afghanistan. Anzi, non sparate su nessuno. E state attenti a non sbandare quando viaggiate, perché vi vogliamo a casa tutti, sani e salvi. E al più presto. Un forte abbraccio a te e a tutti i tuoi compagni di missione.
p. Marcello, sx








