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Ogni ottobre, la Chiesa porta la sua attenzione su ciò che la caratterizza: la missione. Ognuno di noi è membro della Chiesa, siamo Chiesa. Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt, 28, 19-20). Certo gli Apostoli erano pieni di paura e sono rimasti rinchiusi nel Cenacolo con le porte sbarrate fino all’arrivo della Pentecoste, quando escono da Gerusalemme e iniziano a vivere secondo gli insegnamenti - la VIA - di Gesù: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (Gaudium et spes, 1).  L’orizzonte di questa speranza, però, non si limita alla realtà passeggera di questo mondo ma si apre a quelle eterne, che siamo invitati a costruire e pregustare già adesso. Così, le comunità cristiane sono chiamate ad essere segni di una nuova umanità in questo nostro mondo contemporaneo che, ogni giorno di più, mostra sintomi gravi di crisi dell’umano. Sta venendo meno la prossimità. Siamo tutti interconnessi, ma non siamo in relazione! In questo contesto, solo il Vangelo vissuto nelle nostre comunità, può restituirci un’umanità integra, sana, redenta, dove si guarda con particolare attenzione ai più poveri e deboli, ai malati, agli anziani, agli esclusi. Il missionario o il costruttore di pace sono tutti coloro che vivono in mezzo ai conflitti odierni di un mondo impazzito. “Beati i costruttori di pace” (Mt 5,9) sono coloro che lavorano attivamente per la pace, non coloro che sono semplicemente pacifici. Costoro saranno chiamati "figli di Dio" in quanto, attraverso la fraternità e la giustizia, edificano un ordine nuovo, che richiede un impegno attivo e creativo per superare le divisioni e ricostruire relazioni positive.  Sì, le persecuzioni hanno effettivamente portato alla diffusione dei seguaci di Gesù, con la testimonianza vissuta nel martirio. La fermezza e il coraggio dei primi cristiani di fronte alla persecuzione, in particolare il loro rifiuto di sacrificare agli dèi romani, hanno attirato l'attenzione e suscitato ammirazione, contribuendo a convertire nuove persone e a rafforzare la fede della comunità.



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