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La processione della Madonna del Fuoco è iniziata con le notizie storiche sulla chiesa di San Biagio, ricostruita dopo il bombardamento tedesco del 10 dicembre 1944.

All'interno, si trova il trittico del Palmezzano: la Madonna col bambino Gesù seduta in trono fra i santi, la Madonna del fuoco che protegge la città e la lunetta che ricorda Sant’Antonio di Padova per la sua vocazione e vita, legate alla città di Forlì.

Oggi come quasi 600 anni fa

C’erano anche cinquantadue giovani polacchi della GMG, provenienti da Czestochowa, patria della Madonna Nera. Il roveto ardente di Mosè è ricordo biblico fondante della veglia. La storia della Madonna del fuoco è stata rivissuta in un mimo. Nel 1400, il maestro Lombardino da Riopetroso nella scuola di Forlì insegnava anche a pregare. L’incendio nella notte del 4 ottobre 1428 bruciò la scuola, ma si salvò solo l’immagine della Madonna.

Durante la fiaccolata il quadro della xilografia della Madonna è stato portato in processione fino alla cattedrale, dove è stato accolto dal vescovo, come allora. Questi la consegna al popolo e la espone per la preghiera, il silenzio e le confessioni.

Il sale dolce da Cervia

Quegli studenti sono ricordati nel famoso inno alla Madonna del fuoco, composto nel 1928 da due preti forlivesi. Il più famoso è don Pippo.

L’inno, che si intitola “La vivida fiamma”, viene cantato anche oggi in occasione della festa. L’immagine, che non si era annerita dal fumo, fu collocata nella cappella dove si trova ancora oggi.

Nel corso dei secoli, i forlivesi sono accorsi attorno alla Madonna, loro Patrona, nei momenti di difficoltà e pericoli (guerre e terremoti).

I salinari di Cervia dal 1653 portano il loro sale dolce alla festa della Madonna per invocare e ringraziare del sole durante l’evaporizzazione dell’acqua salata. Alla fine della veglia, il vescovo ci ha consegnato il libretto “Insegnaci a pregare” che riporta la citazione di Charles de Foucauld:

“La speranza non è altro che la fiducia nell’infinità dell’amore di Dio”.



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