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Maggio, mese dei fiori e della Vergine Maria, si è aperto come un mattino di sole, augurio di sereno dì, ricco di buoni e onesti pensieri e di lavoro accettato con costosa amicizia. Nel primo del mese abbiamo accolto i nostri familiari e parenti per festeggiare con loro la grande famiglia saveriana.

Mancavano i nostri papà e le mamme, ben rappresentati da fratelli, sorelle e dai nipoti. Anche il bel tempo ha favorito l’incontro e il passeggiare per i viali del nostro parco. La nuova Via Crucis e i cambiamenti che ne hanno migliorato la bellezza sono stati segno di elogi vivaci.
P. Paolo Maran ci ha accompagnati con la sua parola ed esperienza missionaria in Congo e con la concelebrazione dei missionari durante l’Eucarestia nella Cappella di S. Anna. Le difficoltà che nascono dal fine della missione, affidata da Cristo ai suoi discepoli, spesso si confondono con quelle della vita economica e politica del paese in cui si svolge l’attività missionaria. L’estrema povertà, la fame, la privazione di ogni onesto lavoro, crea una miseria di ordine intellettuale, materiale e affettiva. In tal modo la vita diviene disumana; è più difficile vivere l’amore, così come darle un significato cristiano.

Per questo, l’azione specifica del missionario è spesso costretta a realizzare una guarigione di ordine materiale, sull’esempio di Cristo. Con la differenza che Cristo guariva lui stesso le malattie, ridonando speranza e gioia alla persona. Oggi invece si devono costruire ambulatori, asili, piccoli ospedali, chiedendo sovvenzioni e aiuti. Si chiede soccorso per bambini affamati e malati, per ricerche mediche, per la cura di malattie particolari. Allo stesso tempo, si accettano certe politiche, affamate di voti e di potere, che non hanno nulla a che vedere con il bene della collettività. Esse producono leggi che causano malattie, infermità e malessere. Sembra un frutto che viene da chi nega ogni valore spirituale, con la pretesa che l’uomo sia il dio che fa tutto. E invece non fa niente. Questo spiega il silenzio di Dio, di cui parla il santo Papa polacco. Non si ricorre più a Dio e Dio tace.

Se settant’anni fa si parlava di “France, terre de mission”, possiamo applicare l’espressione alla nostra Italia, dove vescovi e clero dovrebbero convertirsi in autentici missionari e sperimentare con la vita che cosa significhi il detto “lascia la tua terra e va”.
Approfitto per ringraziare i nostri familiari del loro affetto, presenza, sostegno al nostro essere missionari anche in Italia. Qui, non è sempre facile esercitare tale missionarietà. Ricambiamo l’affetto dei nostri cari con la preghiera che la Vergine santa avvalori con la sua materna intercessione.



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