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Congo RD: tregua o… La guerra dimenticata nel Nord Kivu, in Congo RD, registra due novità importanti. La prima è la tregua umanitaria di due settimane raggiunta con la mediazione degli Stati Uniti (che speriamo diventi permanente quando leggerete queste righe); l’altra è il rapporto del gruppo di esperti, presentato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che accusa il Ruanda di appoggiare con proprie truppe i ribelli dell’M23. Il timore è che la tregua possa servire ai contendenti per rafforzarsi. Intanto, si dibatte sul ritiro dei Caschi Blu dell’Onu dalla regione, a favore della Missione della Comunità per lo Sviluppo dell'Africa Australe in Congo RD (SAMIDRC), incaricata di sostenere l’esercito congolese negli sforzi di pacificazione dell’area.

Sudan: nessuno spiraglio. Non c’è traccia di trattative nel conflitto interno che da oltre un anno imperversa in Sudan. Per Medici senza frontiere (MSF) siamo davanti ad una catastrofe umanitaria, per cui serve aumentare gli aiuti. In alcune zone, la malnutrizione ha raggiunto livelli allarmanti. I vescovi hanno dichiarato: “Il tessuto della società sudanese è stato lacerato, con persone traumatizzate ed incredule per il livello di violenza e odio; le forze in campo hanno ciascuna una rete di ricchi individui e cartelli d’élite sudanesi e internazionali che traggono vantaggio dal controllo di vari settori dell’economia”. Le due parti in lotta sono legate a sponsor esterni che continuano a rifornirle di armi sempre più sofisticate come i droni.

Iraq e Afghanistan. A Mosul, 10 anni dopo l’arrivo dei miliziani jihadisti e a 7 dalla fuga dello Stato Islamico, i cristiani fuggiti rientrati alle loro case sono pochissimi. “Circa 30-40 famiglie, spesso non complete e molti sono anziani”, conferma all’Agenzia Fides Paolo Thabit Mekko, vescovo caldeo di Alqosh. Vent’anni fa, i cristiani a Mosul erano oltre 100mila. “Più del 90% dei cristiani fuggiti da Mosul non pensa di farvi ritorno. Quello che hanno visto e subito ha creato un muro psicologico. Alcuni sono stati cacciati, altri si sono sentiti traditi…”.
In Afghanistan, le ragazze non vanno più a scuola. I talebani hanno vietato l’istruzione secondaria femminile nel Paese. Milioni di donne e ragazze vivono oggi in un sistema di discriminazione. Nonostante tali circostanze, resistono e studiano in segreto attraverso programmi educativi alternativi, grazie anche al “Malala Fund”, organizzazione nata da Malala Yousafzai, studentessa pakistana ferita dai talebani nel 2012 e la più giovane mai insignita del Premio Nobel per la pace. La comunità internazionale è chiamata a rispondere, aiutando le ragazze a riprendere la scuola in sicurezza.

p.6 RamaphosaVittorie a metà. Cyril Ramaphosa è stato confermato Presidente del Sudafrica, a capo di un’inedita coalizione di governo composta dagli storici oppositori dell’apartheid e dal partito considerato espressione dei “bianchi”. Sono le conseguenze delle elezioni generali tenutesi il 29 maggio che hanno visto l’ANC (African National Congress,) perdere la maggioranza assoluta per la prima volta dal 1994.
p.6 ModiAnche in India, vittoria ridotta per il partito di Narendra Modi Narendra Modi, riconfermato per il terzo mandato consecutivo, ma costretto a venire a patti con i partner della coalizione che non condividono la linea maggioritaria del suo partito. Per i 28 milioni di cristiani stimati restano fondamentali criteri e valori come la libertà religiosa e la laicità dello stato, per preservare la più grande democrazia del mondo.

p.6 facciamo un rifugioL’accoglienza diffusa. È stato presentato il Rapporto del Sistema accoglienza integrazione. I numeri delle persone migranti accolte nei Comuni italiani sono in crescita e la loro integrazione è positiva. Serve, però, una scelta politica concreta: rendere strutturale un sistema che funziona. Per Veronica Nicotra, segretario dell’Anci (Associazione comuni italiani), “è necessario assicurare la maggiore stabilità possibile sia al sistema di accoglienza nel suo complesso che agli operatori che vi operano nei singoli progetti, con fondi certi e stabili”. Si ipotizza anche di valorizzare la funzione dei Comuni nella gestione dei corridoi umanitari come percorso di arrivo sicuro e programmabile (G. Debora Giorgione, Vita.it)

L’iniziativa

Spera e agisci col Creato

p.6 spera e agisci per il creatoSi celebra il 1° settembre la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, che dà inizio al Tempo del Creato e si conclude con la festa liturgica di S. Francesco d’Assisi il 4 ottobre. “Spera e agisci con il creato” è il titolo del messaggio di papa Francesco, perché la speranza cristiana non delude. La responsabilità per un’ecologia umana e integrale è la via di salvezza della nostra casa comune e di noi che la abitiamo. Anche il creato, dunque, è soggetto alla dissoluzione e alla morte, aggravate dagli abusi umani sulla natura. Ma la salvezza in Cristo è sicura speranza anche per esso. La conversione consiste nel passare dall’arroganza di chi vuole dominare sugli altri e sulla natura - ridotta a oggetto da manipolare -, all’umiltà di chi si prende cura degli altri e del creato. Sperare e agire con il creato significa anzitutto unire le forze e contribuire a ripensare il potere umano e i suoi limiti, passando da predatore a coltivatore del giardino.

Le voci dalla missione

Gaza, voglia di ricominciare e il futuro negato

Il patriarca di Gerusalemme dei latini, Pierbattista Pizzaballa, si è rivolto alla comunità di fedeli di Gaza, riconoscendo in loro la forza e la mancanza d’ira nonostante la stanchezza causata da mesi di guerra: “Voi siete isolati, ma non siete soli, qui non solo per resistere, ma per essere il futuro dei nostri figli a Gaza”, ha detto il cardinale. È rientrato anche p. Gabriele Romanelli, parroco della Sacra Famiglia, costretto a rimanere a Gerusalemme. “Le persone sono serene, anche se è forte la sensazione di sfinimento e depressione, ma è altrettanto vero che molti hanno voglia di riprendere la vita, di ricostruire. Altri ancora stanno pensando di ricominciare una vita fuori, pur con grande dolore. Tutti loro hanno amato, e amano, la loro terra”.
p.6 FaltasP. Ibrahim Faltas, Vicario della Custodia di Terra Santa, scrive: “Circa 39.000 ragazzi di Gaza avrebbero dovuto affrontare gli esami di maturità, come tanti altri ragazzi palestinesi e israeliani, come tanti altri ragazzi nel mondo. Quanti sono ancora vivi? Quanti fra loro hanno ferite e traumi? Quanti hanno perso i genitori, gli amici e i compagni di scuola? Gli esami di maturità a Gaza non ci saranno quest’anno: erano già stati annullati con la distruzione di tante scuole e non ci saranno il prossimo anno, interrompendo la crescita e lo sviluppo di queste generazioni. Le scuole, come gli ospedali e i luoghi di culto sono sacri; hanno missioni fondamentali per la cura di corpo, mente e anima. Il rispetto per questi luoghi è il rispetto per le vite che custodiscono. Ai ragazzi di questa terra viene negato il passato, viene ostacolato il presente, viene oscurato il futuro. I ragazzi hanno bisogno della forza degli alberi piantati dai loro antenati su questa terra, delle loro radici salde e di rami ricchi di nuove foglie. Le radici sono la storia di ogni essere umano, i rami sono segno di rinascita e di vita nuova e, per i nostri ragazzi, rappresentano la speranza di un futuro migliore”.

Una storia speciale

Vescovo missionario a Firenze

p.6 Gambelli BetoriÈ mons. Gherardo Gambelli, presbitero fiorentino, il nuovo arcivescovo di Firenze, successore del card. Giuseppe Betori. Nato a Viareggio, 55 anni, è parroco della Madonna della Tosse, cappellano dell’istituto penitenziario di Sollicciano e vice-direttore spirituale del seminario dal 2023, di rientro a Firenze dopo undici anni trascorsi come missionario fidei donum in Ciad. Qui è stato a N’Djamena (parroco e docente di Sacre Scritture) e poi vicario apostolico della nuova zona di Mongo. “Mi impegnerò come vescovo ad essere attento alle necessità delle persone, come a quelle di tanti fratelli e sorelle spesso dimenticati e scartati dalla nostra società; intendo proseguire nella collaborazione gomito a gomito con le istituzioni, per la costruzione di una società più giusta e solidale, nell’attenzione e nel rispetto della dignità di ogni persona, soprattutto dei più poveri ed esclusi”.



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