Lo zelo per la casa di Dio
Ricordo così p. Simone Vavassori
di Natalino Piras
Natalino Piras ha pubblicato uno splendido articolo in ricordo del suo professore di Lettere, padre Simone, missionario saveriano morto improvvisamente in Congo il 10 febbraio scorso. Sulla pagina “Uomini e Storie” del giornale “Nuova Sardegna”, egli ha reso l’onore della penna al suo insegnante vissuto nel cuore dell’Africa. Riportiamo i passi più significativi della sua commemorazione.
Lo zelo della tua casa mi consuma. A questa frase, padre Vavassori, si rifaceva spesso negli anni sessanta. Lui, professore di latino nell’Istituto saveriano di Macomer, la diceva evidentemente in latino: Zelus domus tuae comedit me.
Aveva un metodo tutto suo per rendere semplice il difficile: lo schema, il quadro d’insieme e poi l’esattezza delle parole. In particolare, nelle traduzioni non bisognava inventare, ma andare a cercare il significato delle parole nel vocabolario. Guai non farlo! Gli errori e il colpevole venivano spubblicati davanti a tutti.
“Tanti i chiamati, pochi gli eletti”
All’epoca, quella era una parte del metodo nell’educazione religiosa, una vita fatta di regole e orari rigidi, di apprendimento alla povertà. Gli apostolini, così venivano chiamati gli studenti all’Istituto saveriano, dovevano imparare a diventare missionari, isolati dal resto del mondo. Il mondo della missione è un mondo impegnativo. Bisognava per questo temprare bene coloro che avevano scelto di andarci.
I padri saveriani avvertivano sempre che “molti erano i chiamati, ma pochi gli eletti”. Padre Simone Vavassori era funzionale a quel mondo, a quel durissimo romanzo della formazione per tanti ragazzi provenienti da tutte le parti della Sardegna.
Il ritornello della “casa”
Oltre che insegnante, padre Vavassori era anche organizzatore degli svaghi e dell’attività sportiva all’interno dell’Istituto. Si passava dalle tombolate per la befana alle recite teatrali sui martiri missionari durante la rivolta dei Boxers nella Cina dell’inizio Novecento.
Poi tornava il ritornello: lo zelo della tua casa mi consuma. La casa non era quella lontana lasciata nei diversi paesi di provenienza dei ragazzini attanagliati dalla nostalgia, né era lo stesso Istituto. La casa per cui ci si doveva consumare era ancora più lontana. Era nelle terre di missione.
Molti non resistevano. Andavano via già in prima media o in quarta ginnasio, prima di iniziare il noviziato. In pochi sono arrivati a diventare sacerdoti e ad andare missionari in Burundi, in Bangladesh, nel Brasile.
Lo zelo per la missione
Al tempo di padre Vavassori erano a Macomer anche due saveriani, poi uccisi durante la guerra civile in Burundi: il vicentino Ottorino Maule, che faceva il prefetto, e il friulano padre Aldo Marchiol. E tanti altri missionari passarono per Macomer, pervasi a diverso grado di intensità da quello stesso zelo della tua casa mi consuma.
In una lettera dalla missione padre Simone scriveva: “Migliaia sono le persone che mancano di abitazione; migliaia i ragazzi costretti a vivere sulla strada; migliaia i bambini malnutriti; migliaia le vittime di questa guerra assurda. Passando da Natale a Quaresima, la passione del Congo è da intendersi come salita al Calvario di infinite moltitudini. Chissà se ci sarà Pasqua, se verrà il Risorto…”.






