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Lezioni di vita in Burundi, A quattr’occhi con p. Modesto Todeschi

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Padre Modesto Todeschi, trentino, è il superiore regionale dei saveriani in Burundi. Durante le vacanze, ha trovato il tempo per passare a trovare la comunità saveriana e i tanti amici di Vicenza. Ne abbiamo approfittato per intervistarlo.

A Vicenza sei stato rettore!

Sì, dal 1982 al 1989. Ho molti ricordi, specialmente per la collaborazione che si era creata con i benefattori e con i genitori dei ragazzi che frequentavano la casa in quegli anni.

In Burundi cosa fai?

Sono incaricato dell'animazione vocazionale nelle scuole superiori. Gli studenti ci scrivono per chiederci notizie e per conoscere la vocazione missionaria. Li seguo per almeno due anni, vado a trovarli nelle scuole, faccio qualche incontro con loro, per accoglierli eventualmente dopo l'esame di maturità.

Quanti giovani avete?

Attualmente sono tredici: frequentano i corsi di formazione missionaria e alcuni di loro studiano filosofia.

La situazione in Burundi?

Dopo dodici lunghi anni di guerra, dal 2004 godiamo di un po' di pace. C'è un governo scelto democraticamente, c'è libertà di espressione. Ci sono anche tre radio private che lavorano bene e danno tante notizie. Si sta ricostruendo il Paese con slancio e tenacia. La vita è tornata, e con essa anche la speranza. In città si vedono tante bici-taxi e moto-taxi, molte le case nuove in costruzione, anche per la gente più povera. Purtroppo, non tutti riescono a trovare un alloggio.

I problemi più gravi?

Il banditismo a mano armata è molto diffuso per rubare e uccidere; c'è insicurezza e impunità; la corruzione a tutti i livelli corrode e vanifica la speranza di una vera ripresa. C'è ancora un gruppo di ribelli che vive nella guerriglia e che a fine aprile ha bombardato la capitale per far vedere che è ancora potente. Così, l'economia non tira; a causa dell'insicurezza, la gente non ha il coraggio di investire.

Così si blocca lo sviluppo!

Il Burundi è grande come la Sicilia, ma con 7 milioni di abitanti. Per la sua forma e la sua posizione nel continente è chiamato "cuore dell'Africa". Questo vuol dire che le distanze dall'oceano sono grandi e il prezzo dei prodotti importati è più alto. Inoltre, i prezzi di petrolio, grano, mais e riso stanno mettendo in ginocchio tutti i paesi più piccoli e poveri: il Burundi è il terz'ultimo in graduatoria. Non ha materie prime se non il nichel, che non è ancora sfruttato.

Quindi non c'è lavoro!

Esatto! Ci sono gli impiegati statali, anche loro mal pagati. La maggioranza della gente vive del lavoro nei campi, che dipende dall'insicurezza del clima e delle stagioni. Cerca di sopravvivere, ma manca la possibilità di avere un'economia più autosufficiente.

E la gente come se la cava?

Nonostante la povertà, i burundesi c'insegnano l'amore alla vita. Non si sono lasciati scoraggiare dalla morte e dalla guerra. Hanno mostrato una tenacia commovente nel ricostruire, pur con gli inevitabili limiti. Sanno gioire delle piccole cose, esprimendo così la loro voglia di vivere e di essere. Credo di poter dire che il "mal d'Africa" sia una lezione di senso della vita che noi tutti riceviamo vivendo con loro.

Che rapporto hanno con Dio?

Il "senso di Dio" è per loro un grande valore. È inconcepibile la bestemmia. Non si stancano mai di celebrare la Messa della domenica. Nei diversi gruppi, fanno come a gara per rendere la celebrazione più varia e vivace.

Ringrazio il Signore per avermi concesso il privilegio di continuare a essere missionario in Burundi. Nello stesso tempo, ringrazio chi ci aiuta e ci dà fiducia.

Il Signore faccia sentire a tutti la gioia del bene e della missione condivisa.



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