Le giornate missionarie, Una bella tradizione da non perdere
Esistono ancora le giornate missionarie? Mi riferisco, in particolare, a quelle occasioni in cui la figura del missionario "dalla barba più o meno lunga", giungeva di sabato in parrocchia chissà da quale parte del mondo... Durante la guerra e dopo, il missionario si spostava in treno e in bicicletta. Dalla stazione, con la sua valigetta, a piedi si dirigeva alla parrocchia assegnatagli dal direttore dell'ufficio missionario.
Erano i parroci che chiedevano la presenza del missionario, non solo per la giornata missionaria mondiale, ma anche in occasione di feste importanti, per il ministero delle confessioni e per la predicazione dei tridui. Così s'accoppiava la giornata missionaria con le necessità della parrocchia.
Quelle buste sui banchi
A quei tempi le missioni erano poco conosciute; si conosceva poco del mondo al di là dei confini della propria terra. La predicazione sui bisogni delle missioni lontane e per mantenere i giovani studenti che si preparavano alla vita missionaria stava molto bene accanto ai santi e alle festività della parrocchia. Con la predicazione dei missionari la gente ha iniziato a conoscere le missioni, un compito che allora apparteneva quasi esclusivamente agli istituti missionari sorti nella seconda metà dell'ottocento.
Il sabato sera all'oratorio si proiettava una pellicola che narrava la storia dei missionari uccisi dagli irochesi, una novità per la maggior parte dei fanciulli. Ai genitori il missionario rivolgeva l'invito a favorire la vocazione missionaria dei figli, assicurando che non li avrebbero persi, ma sarebbero sempre appartenuti a loro, più dei figli sposati. Il giorno seguente, durante le Messe, il missionario parlava della vita in missione e spiegava ai fedeli il significato delle buste poggiate sui banchi, sperando nel buon cuore dei fedeli.
Anche i laici e i fidei donum
Dopo il concilio Vaticano II molte congregazioni religiose sono divenute anche missionarie. Anche i laici hanno cominciato a dare il loro contributo personale, donando alcuni anni o solo alcuni mesi in aiuto ai missionari nella costruzione di opere sociali.
Gli istituti esclusivamente missionari hanno iniziato a subire la diminuzione delle vocazioni, mentre le diocesi assumevano una o due parrocchie nei territori di missione, dove inviare i loro sacerdoti, chiamati Fidei donum. È una bella espressione che vuol dire: "dono della fede".
Insomma, c'è stata una fioritura meravigliosa di apostolato missionario, che continua ancora, anche se guerre civili con distruzioni e massacri hanno reso più attenta e impegnativa la presenza dei laici in missione.
Se mancano i rincalzi...
I tradizionali missionari "dalla barba più o meno lunga" sono ormai meno numerosi e sempre più anziani. Rimangono al loro posto, spesso in balia di avvenimenti di morte e di violenze. In tanti sono costretti ad abbandonare le missioni non per la sicurezza personale, ma perché non ci sono più rincalzi. Sono pochi i giovani disposti a offrire la loro vita per sempre a Cristo, per annunciare il vangelo ai poveri, agli affamati e ai perseguitati.
Si sono allentati anche i legami tra le parrocchie e gli istituti missionari. Ogni diocesi dice che "ha le sue missioni e i suoi missionari da mantenere...". Se da una parte questo è consolante e degno di lode, da un altro punto di vista viene allontanato il contatto diretto con quei missionari - anch'essi figli e figlie della stessa chiesa - che esercitano il loro apostolato in tutto il mondo e per tutta la vita.
La solidarietà cristiana
Sono molti i cristiani, credenti e non praticanti, che ancora ascoltano il missionario. Benché molti ignorino le necessità della propria chiesa parrocchiale, sono disposti a donare qualcosa a chi spende la propria vita per il bene dei fratelli, affamati di cibo e di amore, e per il bene di tanti bambini cha non sanno cosa sia la carezza di un papà.
La gente vuole sentir parlare di Cristo che prova compassione per le miserie umane; vuol sentire la storia dei missionari che, protesi in aiuto delle popolazioni più povere, per amore di Cristo condividono le loro stesse sofferenze. Ancora una volta la solidarietà umana e cristiana ci distingue.
Grazie a chi ci chiama
Intanto, noi saveriani manifestiamo la nostra gratitudine a tutti i sacerdoti che ci invitano a celebrare la giornata missionaria per far conoscere le testimonianze delle giovani chiese e per aiutare a riflettere sulle molteplici necessità delle nostre missioni. A tutti coloro che offrono «un pane o un pesce» per sfamare tanta gente, assicuriamo la nostra preghiera.
Invitandoci, i parroci ci offrono la bella opportunità di dire ai fedeli che la fede cristiana, così in crisi nella nostra vecchia Europa, rivive la sua eterna gioventù nei paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina. I nostri fedeli cristiani hanno bisogno di fatti e racconti che ravvivino l'ottimismo e la gioia di essere cristiani, figli del Padre e fratelli degli uomini. Non mancano le persecuzioni di ogni genere, ma è proprio dal martirio che la chiesa ringiovanisce.








