La voglia di pace Dal Congo alla Sierra Leone
È singolare che un congolese sia missionario in Sierra Leone. Abbiamo chiesto a p. Willy di parlarci di questa sua singolare esperienza.
Padre Willy, presentati…
Sono l’ultimo nato in una famiglia di dieci figli. Il mio nome di battesimo Mukucha significa “che completa”, cioè colui che dà un volto definitivo alla famiglia.
Da piccolo, ho seguito la religione di mio padre che era un protestante metodista. Da adolescente sono diventato cattolico, come la mamma. Dopo essere entrato nel seminario saveriano e aver completato gli studi, sono diventato sacerdote.
Una famiglia ecumenica!
Sì, proprio così. Nella mia famiglia ognuno era impegnato attivamente nella propria chiesa. Questo mi ha permesso di comprendere le differenze, ma anche le ricchezze del pluralismo religioso, quando lo si vive nel mutuo rispetto.
Cosa unisce Congo e Sierra Leone?
Paradossalmente, quello che ci unisce è il dramma della guerra. Spesso i sierraleonesi mi chiedono perché ho lasciato la guerra per trovare un’altra guerra.
È la forza del vangelo che mi ha spinto a vivere le comuni aspettative di pace e di libertà dei due popoli e a rifiutare la violenza. Ma ci uniscono anche alcuni valori che appartengono a tutti i popoli dell’Africa: la ricchezza delle tradizioni, il senso della festa, l’accoglienza dell’ospite, le celebrazioni che scandiscono la vita, i riti tradizionali, il contagioso “calore umano” e la voglia di vivere.
Gesù, il nostro fratello maggiore, ci ha fatti tutti fratelli. È questo che io cerco di vivere ogni giorno, condividendo la vita con loro.
Tornerai tra i tuoi fratelli?
Padre Willy non risponde, sorride e guarda verso alcuni superiori che stanno conversando. Ho capito. Forse, nell’aria, c’è una nuova destinazione. Verso dove, chissà...








