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Caro Direttore

va tutto bene quello che si dice nell’editoriale di ottobre su Lutero (500 anni della riforma protestante). Non va bene quello che non si dice. Lutero aveva le sue ragioni per protestare contro la chiesa di quel tempo. Bisogna dire però che nel metodo e nel merito i suoi errori sono stati gravi. Non possiamo fare finta che non abbia prodotto una grave divisione nella chiesa e gravi errori dottrinali. Non così ha fatto S. Francesco che ha contestato la chiesa del suo tempo, ma dall’interno, senza rompere l’unità e cominciando a cambiare da se stesso.

Quanto all’emigrazione tutto si riduce all’accoglienza e alla non accoglienza. In realtà l’emigrazione non si risolve su due gambe: non serve la non accoglienza (muri e fili spinati), ma non basta neppure l’accoglienza. Ammesso poi che accogliamo! Accogliere significa metterli in gradi di dare un lavoro e una casa. Da 10 anni, ho dato una casa a due famiglie africane, pagando loro l’affitto, riscaldamento, luce, acqua, alimenti… perché non trovano lavoro!

In genere non abbiamo lavoro da dare ai migranti e li mettiamo in hotel, caserme dismesse, centri vari, che non sono case! Ci vuole una terza gamba, consiste nel pensare e fare sì che costoro non siano costretti a partire dalle loro terre. Cosa facciamo perché non ci sia la guerra in Siria, la divisione in Libia, la fame nel Mali?

don Sergio Zandri, parroco di Arcevia (AN)

Caro don Sergio,

penso che lo studente saveriano Pietro Rossini non abbia parlato degli errori commessi da Lutero (dandoli per scontati), perché ha voluto sottolineare ciò che unisce piuttosto che quello che divide, anche tenendo presente le nostre missioni, dove l’unione tra i cristiani è veramente vitale.

L’intenzione di Lutero non era dividere la chiesa, ma rinnovarla. Errori, incomprensioni e peccati ci sono stati da entrambe le parti, ed hanno portato alla divisione. Oggi, però, Lutero è molto rivalutato. Per mons. Galantino: “La Riforma avviata da Lutero 500 anni fa è stata un evento dello Spirito Santo". In essa c’è stato anche molto di positivo. Oggi possiamo ugualmente, dopo 50 anni di dialogo ecumenico tra cattolici e protestanti, purificare la memoria, “scambiarci vicendevolmente il perdono per le colpe commesse dai nostri padri e invocare insieme da Dio il dono della riconciliazione e dell’unità” (Francesco). Questa ritrovata unità fa bene a tutti, cattolici e protestanti, non solo nelle missioni.

Circa il tema dei migranti e della accoglienza, apprezzo quanto sta facendo. Tanti voi parroci ci date l’esempio. Concordo con quanto dice, bisogna accogliere e soprattutto far sì che non siano costretti a fuggire dai loro paesi, come accadde alla Sacra famiglia di Nazareth. Un bel modo di vivere il Natale!

Scrive Francesco Gesualdi (Avvenire, 29-08-2017): “L’alibi che ci siamo creati è che dobbiamo aiutarli a casa loro. La storia, alla fine presenta sempre il suo conto. L’emigrazione africana non è figlia di una sciagura transitoria, ma di un sistema di saccheggio di cui siamo stati e siamo ancora parte attiva, addirittura i suoi artefici. Lo slogan giusto è Cambiamo le cose qui affinché cambino là. Per partire dovremmo porre uno stop serio alla vendita di armi e subito dopo dovremmo avviare nuovi rapporti economici...”.



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