La realizzazione di un sogno: Lucia, missionaria piacentina
Sulla parete d’ingresso dei saveriani di Cremona c’è scritto: “Missionari nel mondo per ricrearne l’armonia”. Questa frase è stata letta anche da Lucia Marcheselli di Pey di Zerba (PC), che però l’ha capita solo parecchi anni dopo. È successo quando Lucia ha incontrato suor Chiara che dell’aiuto ai bambini più poveri e abbandonati di Bahia, in Brasile, ha fatto lo scopo della sua vita.
Il volo dal “nido di rondini”
Grazie ai racconti di suor Chiara si è accesa in Lucia una luce improvvisa. Si è convinta che il vangelo non è un’ideologia, non è solo proclamazione. L’espressione più bella e più vera del vangelo si vive a contatto dei poveri, degli emarginati, degli indifesi, come sono tutti quei bambini che la vita troppo presto ha travolto e messo ai margini delle strade, spegnendo i loro sogni e i loro affetti. Così da quel “nido di rondini”, come è stato definito Pey, Lucia ha spiccato il volo oltre l’Atlantico, verso la regione di Bahia.
Il primo impatto lascia sempre il segno. I bambini festanti nella casa famiglia “Don Bosco”, con le mani protese per un abbraccio, sono scesi nel cuore di Lucia. “Sull’onda dell’emozione non sono riuscita a trattenere le lacrime”, ricorda. “Mi sembrava di vivere un sogno lungamente accarezzato”. Lucia deve aver ricordato le parole famose e vere di Paolo VI: “Il mondo ha bisogno di testimoni, più che di predicatori”. Così si è messa in cammino percorrendo le strade dissestate e polverose del Brasile. Canavieiras, Tabuna, lheus, nomi di villaggi e paesi, diversi da quelli conosciuti da Gesù in Palestina, ma accomunati della stessa realtà di sofferenza, povertà e abbandono.
Cercano un abbraccio
L’avventura di Lucia trae forza e luce dal vangelo nel suo aspetto più vitale: tendere la mano ai bambini orfani e abbandonati per le strade, alla ricerca di cibo e di affetto. È questo che ha fatto e continua a fare Lucia. “Ti spezzano il cuore quei piccoli che incontri dappertutto. Suor Chiara da anni cerca di strapparli dalle strade per offrire loro un rifugio sicuro nei centri di accoglienza da lei fondati”, ha detto Lucia.
Dopo Canavieiras, sempre accompagnata dall’inesauribile suor Chiara, Lucia raggiunge la “casa di Santa Chiara” di recente fondazione. Siamo in piena foresta in mezzo alle favelas. Anche lì le stesse sequenze di un film già visto: bambini che ti vengono incontro, ti sorridono e cercano un abbraccio. L’obiettivo è di assicurare un normale livello di alimentazione, grazie agli aiuti che arrivano anche dall’Italia.
Lucia ha potuto seguire ogni giorno quei piccoli in cerca di cibo, ma anche di cultura. Perché non c’è dignità umana senza l’istruzione.
Un sentiero nel cuore
Sotto la guida di suor Chiara, Lucia si è persa tra quelle lunghe file di piccoli, a distribuire il pranzo all’ombra delle palme che s’infittiscono ai bordi della foresta equatoriale. Sono ragazzi che vengono da lontano, senza casa e senza affetti, desiderosi di sentirsi accolti e amati.
Ora Lucia è tornata ai suoi monti, sotto il Lesima, per assistere la mamma sofferente. Ma le è rimasto un sogno: tornare presto tra i suoi bambini. Alimenta questa speranza, giorno per giorno, attraverso mille iniziative che porta avanti qui, nella sua terra d’origine, dove trova tante persone sensibili alle urgenze dei poveri e che ammirano il suo impegno missionario.
Il capriccio del vento può, a volte, segnare i percorsi della nostra vita e presto cancellarli come i sentieri nel deserto. Ma Lucia ha ormai tracciato il sentiero nel cuore. Non c’è vento che possa scalfirlo, né sabbia che possa coprirlo.
È un sentiero tracciato dalla parola di Gesù: “quello che avete fatto ai più piccoli, l’avete fatto a me”.







