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All’istituto saveriano il mese di san Giuseppe - marzo - era vissuto con solennità, come quello di maggio in onore della Madonna: ogni sera lettura spirituale, canto delle litanie, benedizione Eucaristica. Così tutti gli anni durante la permanenza di p. Uccelli a Vicenza. Il devoto missionario ripeteva spesso: “Vedete la grande potenza di san Giuseppe? Il Padre Eterno lo ascolta! Siate molto devoti a san Giuseppe, per tutta la vita, e non ve ne pentirete, ve lo dico io!”.

Quella statuetta vecchia e prodigiosa

Un giorno p. Uccelli rientrò a casa con una statua di san Giuseppe sotto il braccio, avvolta in un foglio di giornale. Una statuetta di terracotta, alta 35 centimetri: San Giuseppe guarda il Bambino che ha in braccio con un’espressione così affettuosa che pare gli stia parlando. Dietro la nuca, la statua aveva un bucherello: segno dell’aureola che era stata asportata.

Ma dove l’aveva pescata? Nel solaio della famiglia Bevilacqua, che abitava nel palazzo davanti alla cattedrale di Vicenza. La serva di casa, Benedetta, aveva sentito che p. Uccelli era tanto devoto di san Giuseppe, e gli aveva detto: "Padre, l’ho io una statuetta del santo. I signori l’hanno messa in solaio tra le robe vecchie…". "Davvero? Di’ alla padrona di regalarla a me. Le sarò tanto grato!".

Così il nostro padre Pietro quel giorno venne a casa, contento più che se avesse vinto un miliardo alla lotteria! La mostrò subito all’assistente dei suoi ragazzi, il quale vedendola esclamò: "Com’è vecchia!". E lui: "Beh, e non era vecchio san Giuseppe?". "Che ne fa, padre?". "Cosa ne faccio? La metto in quella saletta vicino alla portineria a fare da procuratore

e s’arrangerà lui a trovare il pane per tanti figlioli, perché io non ce la faccio proprio. Vedrai, d’ora in poi marcerà tutto a gonfie vele!".

Una patatina davanti al santo

Così tutti vennero a conoscere il profondo rapporto confidenziale tra il missionario e san Giuseppe. Mancavano le patate? Padre Uccelli diceva a suor Marianna di mettere una patatina davanti alla statuetta… e le patate non tardavano ad arrivare. Mancava la pasta? Ecco, due tagliatelle o un maccherone davanti a san Giuseppe. Così per la legna, l’olio, e tutto ciò di cui si aveva bisogno.

Tanta semplicità e fiducia del buon missionario verso il santo della Provvidenza non rimase mai delusa. Diceva: “Quando avete bisogno di qualcosa, mettete un campione sul piattino, davanti a lui o scrivetegli un biglietto. San Giuseppe non è andato a scuola, ma sa leggere lo stesso, e meglio degli altri; lui ha imparato da solo, corbezzoli!".

Racconta la signora Carla: “Mancavano pochi minuti alle 16, orario della merenda, quando la superiora si avvicinò a p. Uccelli e gli chiese: «Padre, che facciamo per la merenda?». E il padre, di risposta: «Non sono ancora le 16. Venga alle 16!». Difatti, poco dopo, esattamente alle ore 16, suonò il campanello e io, curiosa com’ero, corsi a vedere. Con grande stupore vidi entrare all’istituto per il portone di viale Trento una persona con un carretto trainato da due buoi, con sopra due enormi pentole piene di patate americane appena cotte, ancora fumanti, bollenti, pronte per la merenda”.

La devozione a san Giuseppe si estende

Ben presto crebbe la devozione alla statuetta che p. Uccelli aveva in casa. Ad essa si rivolsero sempre più le attenzioni della comunità, preoccupata di assicurare a san Giuseppe l'aureola, il tronetto, l'altare e la cappella. Nel diario della casa saveriana si legge: "Sto preparando un'aureola d'oro a san Giuseppe e al Bambin Gesù, e grazie al Signore ormai ho raccolto l'oro sufficiente. Quanto è buono il Signore!". "Oggi san Giuseppe è ornato dell'aureola d'oro; così pure il Bambino Gesù". "San Giuseppe viene messo in un bellissimo tronetto…".

La devozione a san Giuseppe si sparge per tutta la città, fra i benefattori che, nel mese di marzo soprattutto, affluiscono davanti al nuovo altare, fatto costruire da un benefattore. Con i lavori di restauro della casa saveriana, una sala viene destinata per ricevere i visitatori; qui viene trasportata la statuetta prodigiosa di san Giuseppe. Sotto la statuetta, viene collocato un album che raccoglie le firme di coloro che si raccomandano al santo.

Dobbiamo imitare l’uomo giusto

La solennità di san Giuseppe era preceduta spesso dal ritiro spirituale con alcune esortazioni particolari: "Nutrire un illimitato abbandono nella Divina Provvidenza".

"Compiere santamente tutti i propri doveri, perché anche di noi si possa dire, a imitazione di san Giuseppe, che siamo giusti".  “Corrispondere alla grazia di Dio".

Padre Uccelli raccomandava di non dimenticare mai san Giuseppe, “perché di un tale santo ne abbiamo sempre bisogno". E con particolare efficacia spiegava la vita e le virtù del santo, invitando tutti a imitarlo: “Ioseph vir iustus - Giuseppe uomo giusto”: essere sempre giusti con Dio, con noi, con i fratelli in ogni circostanza". Raccomandava soprattutto la retta intenzione.

Dal libro di p. Ermanno Zulian raccogliamo un altro episodio singolare. “L’inverno del 1930 fu molto freddo. Di legna ormai non ce n’era più in casa. San Giuseppe sembrava un po’ sordo in quei giorni e p. Uccelli si lamentava. Tanto che lo disse agli allievi e impressionò tutti quella mattina dopo la meditazione: «In mezzo a voi temo ci sia qualcuno che non fila dritto, qualcuno che è qui non per Jesum sed propter esum - capite il latino? “Non per amor di Dio ma per mangiare a ufo”. Non so spiegare diversamente come san Giuseppe, il nostro procuratore, da un po’ di tempo non ci doni più niente e le provviste siano finite, la dispensa sia vuota».

Pochi giorni dopo, da Arzignano il solito benefattore mandò all’istituto due quintali di pasta; da Nogarole arrivò un bel carro di legna, così grosso che i due cavalli sudavano a tiralo; e da Compolongo una carrettata di patate e una sporta piena di salami, lardo e luganeghe (salsicce)” (Gioia di fare il bene, p. 64).



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