La perla delle missioni
Padre Pacifico Fellini (1915-1985), nella foto, è l’uomo con la barba più lunga. In effetti, era il più anziano dei primi saveriani arrivati in Congo. A 43 anni, poté arrivare a Uvira e comunicare, soprattutto col suo essere, visto che le parole non gli venivano immediatamente. Mentre imparava il kiswahili, avanzava nella pastorale, attraverso la musica, la fisarmonica e il canto. Predicava appassionatamente. A Mwenga faceva diversi errori di kiswahili, la gente rideva di gusto e lui ne era divertiro... Diceva di parlare un francese maccheronico, ma “ciò che conta è capirsi e creare un clima di serenità”. Dice il proverbio: “un dolore condiviso è un dolore dimezzato, una gioia condivisa è una gioia raddoppiata”. P. Milani diceva che p. Fellini era “l’uomo dal sorriso comunicativo, seminatore di gioia; con la fisarmonica ci insegnava a cantare la gioia”.
Quando p. Secondo Tomaselli (1918-2003) ricevette la notizia che sarebbe stato destinato al Congo, lo considerava come “la perla delle missioni”. Scrive, infatti, a p. Giovanni Castelli, il 3 luglio 1958: “Non mi aspettavo una grazia così, cioè essere tra i primi fortunati partenti, per quella che dovrà essere la perla delle nostre missioni…” (dalla lettera al Superiore Generale, 7 luglio 1958). L’ostrica forma la perla in seguito a un granello di sabbia che la disturba. È proprio così che questo “disturbo” dà origine a un’opera d’arte. Quanti granelli di sabbia hanno “disturbato” la missione in questi anni, ma quante perle sono uscite! La missione del Congo è diventata una perla, grazie alle molte luci che la fanno brillare: le innumerevoli persone che hanno aderito al vangelo, la forza incredibile dei saveriani che hanno resistito, i mille incontri per allargare la nostra famiglia missionaria, l’orecchio attento e compassionevole, la mano tesa per sostenere, sorreggere e affidare una situazione particolare. Con la sua bella umanità, p. Tomaselli sarà per noi il riflesso di questa perla.







