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La gradita visita di p. Giuà Gargano a Desio

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È passato a trovarci p. Giovanni (Giuà) Gargano, in Italia per un breve periodo di riposo. Da quindici anni è missionario in Bangladesh. Subito dopo l’ordinazione presbiterale, per cinque anni (1998-2003) era stato animatore missionario molto attivo nella comunità saveriana di Desio e molti amici lo ricordano con piacere. Ci ha raccontato qualcosa del suo lavoro missionario.

Il suo attuale impegno è nella diocesi di Mymensingh, parroco di Noluakuri, e ha come collaboratore p. Benjamin, saveriano spagnolo. Mentre la diocesi è in prevalenza composta dal gruppo tribale dei Mandi, la parrocchia, essendo in una zona industriale con numerose, piccole fabbriche tessili e ceramiche, ha numerosi immigrati provenienti da altre parti. Molti sono cattolici, appartenenti a differenti gruppi tribali. Essendo una comunità mista, i missionari devono prestare attenzione ai vari gruppi, aiutandoli a relazionarsi tra loro.

Per esempio, i Mandi fanno una grande “Festa di ringraziamento” nel giorno di Cristo Re, in cui offrono come dono i frutti della loro terra. Nei giorni che precedono la festa i due confratelli passano in ogni casa per la benedizione delle famiglie. Il gruppo dei Santal, nella festa che celebrano il 29 giugno, ricorda la liberazione dal potere britannico. La parrocchia ha iniziato a celebrare questa festa tutti insieme, partecipata da tutta la comunità. C’è anche il gruppo dei musulmani. Padre Decembrino, che aveva iniziato la parrocchia con p. Benjamin, aveva fatto un buon lavoro di contatto nei loro confronti. Mostrava attenzione ai malati, salutava tutti… Era un uomo di preghiera e di grande umanità; l’ospedale locale, gestito dalle suore salesiane, è intitolato a lui, dopo la sua morte prematura. 

La preoccupazione dei Saveriani è offrire a ciascun gruppo un’attenzione specifica, mirando ad una loro integrazione. Sono anche vicini agli operai: “Il mio sogno - dice p. Giuà - è di creare un movimento tipo quello delle ACLI, con lavoratori coscienti dei propri diritti, potrebbe essere un’esperienza molto opportuna”.
Quando è arrivato nella parrocchia, ha trovato una comunità cristiana divisa. Allora, hanno dato un’attenzione particolare all’accompagnamento spirituale e alla visita delle famiglie. Anche la creazione di un Gruppo mariano, con la recita del rosario nei momenti importanti, ha portato a sentirsi più uniti. Era come una festa delle persone e della comunità. L’occasione della festa per i 25 anni della missione, nel 2018, ha creato un nuovo clima di collaborazione. La gente si è lasciata coinvolgere ed è stata una festa vissuta insieme che ha inciso nel cammino della comunità.

Alcune iniziative hanno contribuito a far sì che tutti si sentano accolti e i vari gruppi lavorino insieme. Il Giovedì Santo, visto che quasi nessuno partecipava all’Adorazione del Santissimo in chiesa dopo la celebrazione liturgica, hanno provato a fare l’adorazione nelle famiglie. Il primo anno si è realizzata in cinque famiglie e c’era una grande partecipazione. L’anno seguente è stata estesa a tutte le famiglie. È stata come una processione del Santissimo con una breve adorazione in ogni casa. La gente non va dal Signore? Allora è il Signore che va in ogni casa!

Significativa è anche la Via Crucis vivente organizzata dai giovani, ormai una tradizione. È un’occasione per lavorare insieme. Questa finalità è stata ribadita anche nella proposta del Sinodo. In Bangladesh chi ha un incarico nel mondo ecclesiale tende ad attuarlo come un potere. L’insistenza, allora, è stata sulla partecipazione come servizio. Lo stesso spirito viene ribadito anche nella costruzione della chiesa. Ne hanno parlato per due anni perché tutti la sentissero come loro. Non c’è un comitato responsabile, ma tutti si sentono coinvolti. Anche i musulmani partecipano: “Siamo contenti che si costruisca una chiesa - hanno detto - ne siamo orgogliosi”. E hanno offerto un contributo economico.

Dopo questa interessante panoramica sulla sua attuale attività missionaria in Bangladesh, chiediamo a p. Giuà cosa ricorda degli anni del suo lavoro a Desio. Allora erano presenti nella casa saveriana due Saveriani giovani, oltre al rettore e tre confratelli di mezza età. Gli tornano in mente il lavoro con il Gruppo dei giovani. Gli incontri mensili di spiritualità missionaria occupavano tutta la domenica. Dopo i primi due anni, avevano deciso di tenere nella prima parte dell’anno gli incontri formativi in sede e nella seconda parte svolgevano attività missionaria nelle parrocchie della periferia di Milano. Un sabato al mese servivano alla mensa delle suore di Madre Teresa in zona Baggio di Milano. Il Gruppo giovani era coinvolto nella Festa dei Popoli e faceva parte del Comitato organizzativo; cominciavano a prepararsi vari mesi prima, perché la Festa era molto impegnativa.

Ricorda anche la collaborazione con i Gruppi della Pace e del Dialogo, specialmente con i pakistani. Cominciava allora l’usanza di ospitare i musulmani per la preghiera della fine del Ramadan. L’Amministrazione comunale aveva rifiutato l’ospitalità e molti in città erano seccati che i Saveriani avessero accettato. Ricorda infine i lavori per la Giornata missionaria mondiale. Nel pomeriggio erano invitati in casa gli oratori, insieme ai genitori dei ragazzi. C’era un bel rapporto di collaborazione con gli oratori, che invitavano spesso i missionari a parlare, così come i Gruppi missionari parrocchiali.

Grazie, p. Giovanni! Oggi in tutta Italia la situazione sociale e religiosa è purtroppo molto cambiata e le comunità saveriane non hanno più la presenza di confratelli giovani come un tempo. Ma fare memoria delle attività passate è per tutti uno stimolo… Lo Spirito del Signore Risorto è al lavoro anche nella nostra società e la missione è più che mai attuale.



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