La Giornata della Fraternità Umana
Quando ci trattiamo con rispetto e riconosciamo ciò che ci unisce al di là delle differenze, il mondo assume una nuova prospettiva. La pace smette di essere un sogno lontano e diventa una speranza concreta, pronta a trasformarsi in realtà nei rapporti quotidiani. È proprio questo il messaggio che si è respirato sabato 8 febbraio, nella sala polivalente della cattedrale di Tangeri. L’occasione era la tavola rotonda per celebrare la Giornata Internazionale della Fraternità Umana 2025, intitolata “La fraternità, pilastro della convivenza pacifica”. Tra i relatori c’erano il Saveriano p. Paulin Batairwa Kubuya, sottosegretario del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, e il professor Ahmed Bouyerdene, esperto in Studi Mediterranei e Orientali. È stato un incontro tra due persone che credono davvero nella fraternità. Hanno raccontato cosa significhi questo valore, dal punto di vista cattolico e musulmano. Ne è emerso un dialogo ricco, in cui pensieri e idee si completavano e arricchivano a vicenda.
Padre Paulin ha spiegato come il Documento sulla Fraternità Umana di Abu Dhabi del 2019 sia una guida importante. Ha mostrato che, pur essendo un testo aconfessionale, rispecchia le parole della Bibbia, del Concilio Vaticano II e del Magistero della Chiesa. Per questo può essere accolto da persone di ogni fede e buona volontà. Il professor Bouyerdene, invece, ha raccontato la storia dell’Emiro Abdel Kader, figura di grande spiritualità e simbolo di resistenza algerina nel XIX secolo. È un esempio di come la fraternità possa essere vissuta concretamente, diventando una fonte di ispirazione ancora oggi nel mondo musulmano. Le loro parole, piene di speranza, sono state accolte con attenzione da un pubblico vario: musulmani e cristiani di diverse città come Tangeri, Ksar El Kebir, Larache, Martil, Tetuan e Fnideq; fedeli comuni, sufi, studiosi musulmani, religiosi cattolici e laici.








