La gioia che fa famiglia
Il Fondatore S. Guido Maria Conforti è stato celebrato tra fraternità, cultura e Vangelo vissuto. Insieme, Saveriani, giovani, laici e tanti amici del cammino missionario, come una famiglia vera, hanno trasformato la Festa di san Guido Maria Conforti in una giornata di luce e di vita condivisa. Religiosi e laici intrecciati in un’unica storia di fede, dove preghiera, cultura e convivialità si sono fuse come ingredienti di un’unica ricetta: la fraternità evangelica.
La mattina del 5 novembre, la comunità ha respirato bellezza e meraviglia visitando i Giardini della Minerva, l’antico orto botanico della Scuola Medica Salernitana: un intreccio di profumi, storia e contemplazione che sembrava già preghiera. Il giorno seguente, i più “sportivi” hanno proseguito l’avventura tra le rovine di Pompei, restando affascinati da quella città antica che, pur ferita, continua a parlare di vita, rinascita e speranza. Nel pomeriggio, il cuore dell’incontro: una riflessione intensa e luminosa, guidata da Mirella, laica saveriana, sulla spiritualità di S. Guido Maria Conforti.
Al centro, c’era la sua provocazione sempre attuale: vivere la “santa ilarità”, quella gioia profonda che nasce non dall’assenza di problemi, ma dalla certezza che “tutto concorre al bene di chi ama Dio”. Non una gioia ingenua, ma una forza che trasforma la fatica in cammino, la prova in grazia. Conforti la chiamava “l’olio che lubrifica le ruote del carro”. Senza di essa, anche il bene più grande si inceppa.
Per questo, Mirella ha ricordato che bisogna guardarsi da due “virus” spirituali sempre in agguato: l’amor proprio, che chiude il cuore, e la tiepidezza, che spegne la passione del Vangelo. Solo chi prega, si dona e si rialza ogni giorno può davvero costruire una comunità dal cuore unico, capace di credere, sperare e amare insieme. È questa la gioia che fa famiglia: la letizia umile e forte che libera dall’orgoglio e ci rende capaci di misericordia.
La festa si è conclusa con la Celebrazione Eucaristica, presieduta dal giovane confratello congolese p. Jean Marie, in un clima di profonda comunione e gratitudine. La diversità si è fatta armonia, la missione si è fatta canto. E poi… la tavola! Una festa semplice e autentica, fatta di piatti condivisi, sorrisi e racconti di vita. Ma il vero gusto non era quello del cibo, bensì quello della fraternità vissuta, di quella gioia che nasce quando ci si scopre parte di una stessa storia e di un unico sogno: “fare del mondo una sola famiglia”.
Così, nella casa saveriana di Salerno, la festa si è fatta profezia. Un piccolo segno di speranza, comunione e gioia contagiosa in una società che spesso dimentica il valore dello stare insieme. Una provocazione silenziosa ma potente: ricordarci che la vera missione comincia proprio da qui, da una tavola condivisa, da un sorriso gratuito, da un cuore che sa ancora gioire.







