La fede non è venuta meno
Prosegue l’intervista a p. Sanfelice
Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista a p. Carmelo Sanfelice, missionario saveriano che ci ha aggiornato sulla situazione del Congo nella pagina di aprile di questo giornale. Il Paese africano è tuttora dilaniato da sanguinose guerre tra etnie diverse per la conquista del territorio e con il concorso di interessi stranieri.
Si sente parlare spesso di tutsi. Chi sono?
I tutsi sono una popolazione di origine nilotica, non molto numerosa. Sono arrivati negli altipiani dell’Uganda, Burundi,
Rwanda e Congo fin dai tempi antichi, risalendo il fiume Nilo e portando con sé il bestiame. Si sono stabiliti sulle alture tropicali della zona in cui escono le acque sorgive del grande fiume Nilo.
A quell’altitudine, il clima è perennemente primaverile e le mandrie possono trovare pascoli sempre freschi. Nella zona, vivono anche altre popolazioni antiche, originarie del luogo. In Congo ci sono più di 200 etnie importanti, in gran parte derivanti dal ceppo bantu.
Quasi il 75 per cento della popolazione è cristiana, tra cattolici e protestanti. C’è anche una piccola minoranza di musulmani, ma gli altri seguono pratiche religiose tradizionali.
In che zona del Congo lavorano i saveriani?
Noi saveriani lavoriamo soprattutto nella regione del Kivu, al confine con il Burundi e il Ruanda. Proprio in questa regione, chiamata dei Grandi Laghi, nel 1995 ebbe inizio la cosiddetta guerra dei Banyamulenge.
Questa guerra si trasformò presto in guerriglia, con tre gruppi di guerriglieri che si combattono tra loro per interessi economici e per conto di padroni diversi. Cercano la supremazia su questo territorio perché è ricchissimo di minerali.
In questo drammatico contesto di vita martoriata, la popolazione del Kivu è arrivata allo stremo della sopportazione. La gente è in continuo stato di assedio e deve continuamente fuggire da un posto all’altro, per cercare di sopravvivere.
Si parla poco di queste tragedie…
Sia noi che la popolazione abbiamo subito impotenti questa guerra devastante, davanti al silenzio dell’opinione pubblica internazionale. È stato difficile creare un canale informativo perché non sempre queste notizie riescono a guadagnare l’attenzione dei mezzi d’informazione. Purtroppo si tende a ignorare le notizie dell’Africa o comunque a non darvi il risalto che invece meritano.
Insistendo con lettere e racconti dei fatti, abbiamo ottenuto un po’ più di attenzione almeno da parte del Vaticano, riuscendo a far comprendere che cosa stava succedendo in Congo.
A Natale del 1998, il vescovo di Bukavu scrisse una lettera aperta ai vescovi americani perché si rendessero conto di ciò che stava accadendo. Il Congo stava diventando un territorio da conquistare per rendere sicura la presenza delle multinazionali. Quella lettera provocò qualche reazione positiva.
Come vive la gente?
La popolazione continua a vivere secondo l’antico proverbio africano: “Quando due elefanti si battono nella foresta, chi ci va di mezzo è l’erba”. Gli elefanti sono coloro che fanno la guerra; mentre l’erba è la popolazione, che ne subisce le conseguenze ed è arrivata ormai a un grave stato di miseria.
Proprio dove lavoriamo noi saveriani, in tutta la zona di Uvira, la gente non può andare nei campi a lavorare perché tutte le strade sono infestate dalle incursioni dei guerriglieri. Anche quel poco che riescono a coltivare spesso diventa oggetto di saccheggi da parte dei ribelli e anche dei soldati dell’esercito, che non sono pagati e si arrangiano come possono.
Dove trovano la forza per resistere?
Noi missionari abbiamo almeno una consolazione: quella di vedere che questa povera gente riesce a vivere il dramma della guerra e delle sue dolorose conseguenze con la forza della fede. Veramente, la loro fede non è venuta meno.
Anche le feste liturgiche sono per loro un motivo di fraternità e di gioia. È meraviglioso vedere che, nel bisogno, questi sfortunati sanno aiutarsi gli uni gli altri e sanno consolarsi reciprocamente davanti alle difficoltà comuni.







