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Khlong Toey è un quartiere famoso di Bangkok, una delle aree più difficili della capitale. Sotto i ponti delle sue superstrade di lusso si trova la più grande baraccopoli del paese, che occupa lo spazio pian piano conquistato dai grandi centri commerciali e palazzi. Khlong Toey è una città nella città, una vasta area che potremmo dire “sommersa”. Infatti, sotto il livello dei ponti e dei super-grattacieli da 30 piani e più, i poveri della capitale trovano rifugio. Guardando “da fuori” la capitale con i suoi 9 milioni e mezzo di abitanti, questa città sommersa non appare. Eppure c’è... Basta guardare bene e abbandonare le autostrade a più livelli, scendere un po’ in basso e la puoi incontrare.

Proprio qui, all’interno dell’area del tempio buddhista e ai margini di sei aree della baraccopoli, sta nascendo la nostra comunità, formata da quattro saveriani, 3 giovani thailandesi e numerosi volontari. Siamo inseriti nel contesto della baraccopoli, “misti” con i giovani laici ed “estesi”. La missione, infatti, è vissuta insieme, come una grande famiglia che si allarga tutte le volte che qualcuno (un povero, un amico, un volontario, un giovane della baraccopoli, un ragazzo in pericolo) passa a trovarci. Condividiamo gli spazi della casa in cui abitiamo tutti quanti, preghiamo e cresciamo insieme. La compagnia di tutte queste persone è un bel dono. Ci aiutano sempre di più a metterci nei panni di questo popolo.

Ci prendiamo a cuore anche la loro vita cristiana e le loro motivazioni. Essi ci aiutano a cambiare e a non aver paura: insieme possiamo essere piccolo seme, fermento, lievito. Con loro e con i volontari, che si alternano a casa nostra, stiamo vivendo prima di tutto l’amicizia, quella che ha come frutto la confidenza. È una testimonianza per tutti quelli che cercano qualcosa di più, cristiani o buddhisti. Tutti abbiamo sete di relazioni vere, pulite, schiette, autentiche! I giovani buddhisti della baraccopoli apprezzano il modo in cui stiamo insieme e ce lo fanno capire con messaggi, chiacchierate, visite a casa nostra. “Fare del mondo una sola famiglia” (S. Guido Conforti) è uno stile che dà coraggio per aprire le ali e volare.

Andando tutti i giorni a visitare i vicini di casa nella baraccopoli, saltano subito in evidenza due elementi tipicamente thailandesi, plasmati dal patrimonio religioso del Buddhismo nell’essenza di questo popolo: l’accoglienza e il rispetto. La gente della baraccopoli non si fa problemi ad accogliere. Le porte delle casette si aprono a chiunque senza domande e indagini previe. Chi è più povero spesso è anche il più accogliente.



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