La bella e la bestia
Il mese di maggio ci sorride sempre: la primavera è ormai in piena fioritura. I prati si vestono di verde, le piante si mostrano orgogliose delle loro foglie nuove, i fiori diffondono colori e profumi. Ma ciò che più ci è caro è che questo mese è tradizionalmente dedicato a Maria e ai suoi capitelli sparsi nelle nostre contrade.
Ci piace pensare a lei, in modo particolare, nel racconto dell’Apocalisse, dove è descritta in un confronto terribile con il drago rosso. Due figure si trovano l’una di fronte all’altra: una donna e un drago. Con un linguaggio quasi da fiaba, potremmo dire: la bella e la bestia.
Il secondo personaggio è un enorme drago, che rappresenta satana nella sua realtà mostruosa: rosso come il sangue, infuocato. Ha sette teste e dieci corna, simboli del suo dominio e della sua potenza sui poteri degli uomini. Con la sua coda spazza via un terzo delle stelle: è il capo degli angeli ribelli. È mosso da un unico desiderio, da un odio mortale: divorare il bambino che sta per nascere, colui che ha la missione di salvezza per l’umanità.
L’altro personaggio è una donna: apparentemente fragile, incinta, segnata dai dolori del parto. Ora i due si confrontano. Chi vincerà? La donna o il drago? Maria o il male del mondo? La bella o la bestia? La visione ci rivela che, nonostante le apparenze, il drago è sconfitto: satana perde. La bestia subisce la sua disfatta.
La madre e il bambino gli sfuggono. La donna, vincitrice, è avvolta dal sole come da un mantello: è rivestita della luce di Cristo. Ha la luna sotto i piedi, segno del suo dominio sul mondo e sulla storia. È gloriosa, coronata da un diadema di dodici stelle. Ha dato alla luce il bambino che sarà il pastore di tutte le nazioni…
È una visione luminosa, che riempie il cuore di gioia e di speranza. Uno sguardo fiducioso e positivo sulla storia. Questa stessa luce la ritroviamo nel Vangelo di Luca, dove Maria appare come “piena di grazia” e “benedetta fra le donne”. Nel Magnificat canta la gioia di chi sa che Dio guarda agli umili e compie grandi cose. La sua esperienza diventa un messaggio universale: Dio cambia la storia, ribalta le logiche del potere, apre strade nuove.
Anche oggi, mentre il mondo è ferito da guerre che dilaniano le nazioni, resta una certezza: il bene è più forte del male, anche quando sembra il contrario. Il Magnificat è una finestra aperta sul futuro, una parola di speranza che non si spegne. E, come ricorda Dante nella sua celebre preghiera, Maria è così grande presso Dio che chi non si affida a lei è come se volesse volare senza ali: “Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz’ ali”.







