L’eclisse e la speranza in Bangladesh
P. Marcello Storgato ha rilasciato un’intervista a Radio Vaticana sulla situazione Covid-19 in Bangladesh; eccone un estratto (integrale sul sito www.saveriani.it).
Siamo vicini ai 110mila contagiati e i morti sono circa 1.500. Ma i sottoposti al test sono solo poco più di mezzo milione. Gli esperti ritengono, però, che i casi siano molto più numerosi, date le notizie provenienti dall’ampia zona rurale del paese.
I poveri sono aumentati a dismisura con l’imposizione dei vari lockdown prolungati più volte: ristorantini di tè e biscotti, calzolai e lustrascarpe, venditori di verdura e frutta, tassisti di risciò, meccanici e lavoratori artigianali... A questi si aggiungono tutti coloro che hanno perso il lavoro, per la chiusura delle grandi fabbriche tessili e farmaceutiche, e chi ha perso l’impiego negli altri Paesi… Sono milioni di persone che si aggiungono a quei 50 milioni di poveri già nella lista dell’Onu.
Gli esperti hanno identificato ben 45 “Zone Rosse” a Dhaka e dintorni, l’area più colpita dal virus, e ha dichiarato che l’allentamento del divieto di spostarsi per la grande festa musulmana dell’Eid, al termine del Ramadan, lo scorso 25 maggio, sia stato un errore che ha favorito il contagio. In una nazione con 170milioni di abitanti su un territorio metà dell’Italia, “restare a casa”, mantenere isolamento e distanza sociale… sono misure impossibili da attuare. Negli slum, nei quartieri periferici delle città e anche nei villaggi agricoli, avere una casa è un lusso. In questa situazione, la prima difesa è la Divina Provvidenza. Ci auguriamo che i “morti per fame e stenti” non siano di più!
Più di tutto, mi colpiscono le vicende di persone infette che non vengono ricoverate negli ospedali attrezzati, ma fatte vagare da un ospedale all’altro, fino a morire. In molti quartieri, gli abitanti hanno creato comitati di sorveglianza (mascherine, lavaggio delle mani…). L’esile donna che fornisce l’acqua potabile ai caseggiati vicini a noi, con due anfore sotto braccio, quando ci incontra sorride come una Samaritana. Le ho fatto dono di un sacco di riso e verdure per la famiglia di 5 persone!
Padre Giuà ha inventato la “bottega della solidarietà”: al mattino, chi può, porta quello che ha in più; il pomeriggio vengono le donne a prendere ciò che loro serve.
Mi assilla una domanda: cosa farebbe il “Buon Pastore” vedendo il suo “gregge” disorientato e preoccupato, che non sa come sopravvivere a questa lunga crisi virale? Tra frequenti scrosci di pioggia, è in atto l’eclissi di sole. Il giardiniere dice: “La gente crede e spera che, come con l’eclissi di dicembre scorso è apparso il Covid-19, così l’eclisse di oggi se lo porterà via!”. È la speranza dei poveri e così sia!







