In Marocco, il ruolo della Chiesa
Il Marocco è un paese di passaggio dove i migranti partono per l'Europa in cerca di una vita migliore. Questa realtà è una delle preoccupazioni della Chiesa in Marocco che, pur essendo minoritaria perché non raggiunge lo 0,01% della popolazione, è composta da stranieri ma non estranea alla realtà della popolazione. Ha recentemente creato una Caritas Marocco la cui preoccupazione è camminare accanto alle situazioni di vulnerabilità dei nostri fratelli e sorelle, chiunque essi siano: marocchini o stranieri.
Una delle maggiori difficoltà incontrate durante il processo migratorio sono i figli delle donne che nascono durante il viaggio. Questi bambini sono apolidi, non hanno documenti perché le loro madri non li hanno e nella maggior parte dei casi il padre non è conosciuto. I bambini nati in terra straniera non hanno un futuro facile. È difficile, infatti, ottenere per loro il certificato di nascita dai consolati delle madri data la documentazione precaria dei genitori. Anche se ricevono un aiuto materiale per studiare, non otterranno mai la nazionalità o le agevolazioni per ottenere un futuro lavoro. La legislazione del Paese non contempla questi casi, nemmeno a livello internazionale.
Un altro caso, minoritario ma esistente, è quello di persone che, dopo tanti anni di attesa e di tentativi di traversata, si ritrovano in una grande depressione e perdono la salute mentale. La grande maggioranza vive di elemosina perché non è facile trovare lavoro. Il Paese lascia che sia la Chiesa a fare quest'opera a favore dei migranti. Il progetto Migrazioni si articola in diversi settori: sensibilizzazione, attenzione ai migranti, sostegno all'insediamento dei migranti.
I missionari Saveriani hanno conosciuto questa realtà grazie ai campi di lavoro per giovani spagnoli e alcuni italiani. La missione era vista come avvicinamento ai migranti provenienti da diversi paesi, lingue, culture e religioni. Lo scopo era quello di un’apertura al mondo, abbattendo le barriere fatte di pregiudizi per riorganizzare una visione del “noi”, con un’inclusione più solidale.
Il tutto si è svolto nei Centri di Assistenza della Chiesa Cattolica a Ceuta e ha permesso l'incontro e il tentativo di mettersi nei panni dell'altro, delle sue situazioni, dei suoi sogni per una vita migliore, del suo passato. In qualche modo ha parlato al cuore dei giovani e alcuni di loro hanno vissuto trasformazioni interessanti perché le amicizie sono proseguite una volta tornati nella penisola (la Spagna continentale). I migranti si sono accorti che c'erano persone aperte che li ascoltavano, con cui potevano ridere e raccontare i propri sogni, partecipando alla realtà degli altri.
In modo del tutto speciale, è stata organizzata una Pasqua missionaria migrante nella quale si è vissuto il senso dell'Amore, del dolore, della sofferenza e della speranza in Dio. A queste esperienze tutti potevano partecipare senza necessariamente essere cristiani perché alla fine siamo tutti pellegrini e migranti.
Oggi, data la nostra delicata situazione di frontiera a causa delle politiche dell'Unione Europea che impedisce l'arrivo di nuovi migranti nel suo territorio, la nostra attività si è concentrata maggiormente sul popolo marocchino in un Centro Socioculturale che, in qualche modo, si prende cura dei possibili migranti interni che potrebbero arrivare.








